DJ Shadow feat. De La Soul: Rocket Fuel
Eppure ero sicuro di averlo portato, il vinile di "3 Feet High and Rising"...
 
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Le prove schiaccianti che il mondo sta andando a rotoli, servite su un tappeto di ratatouille old skool.

DJ Shadow feat. De La Soul
Rocket Fuel

DJ Shadow è tornato. E c’ha pure le palle un po’ girate.

C’è da capirlo, tutto sommato: viviamo in tempi ridicoli, in cui tocca ridere per non piangere. E se da un lato il riso fa buon sangue, dall’altro – si sa – abbonda pure sulla bocca degli stolti. Il che la dice lunga sul livello di annebbiamento mentale necessario per uscire da un metaforico prelievo con gli esami a posto, al giorno d’oggi.

Fake news, no vax, teorie del complotto applicate a catena fino a negare l’evidenza. E allora perché non festeggiare i 50 anni dell’allunaggio riportando in auge – a proposito appunto di cospirazioni e ipotesi bislacche – la bufala vintage forse più divertente di tutte? Sì, quella secondo cui fu tutto un falso girato in studio da Stanley Kubrick. Alla fine, dopo quel famoso “piccolo passo per l’uomo”, l’umanità – contro ogni previsione e speranza – non ha fatto che inanellare sì una cospicua serie di grandi balzi, ma indietro. Quindi non fa una piega.

Da qui parte infatti Rocket Fuel per lanciare qualcosa di simile all’hip-hop giù a rotta di collo per una discesa funk-punk (chiamiamola phunk) con un “tiro” che non ricordavamo dai tempi di certe paraculate mainstream di Fatboy Slim o di oscuri sussulti di nicchia come la roba migliore dei Go! Team. Una slapstick comedy a gravità (quasi) zero che manda in caciara il duello di C’era una volta il West affogandolo nel polverone satellitare.

Dopotutto, fin dai tempi di Endtroducing….. (ufficialmente riconosciuto come il primo album completamente campionato – in altri termini: musica originale fatta esclusivamente con musica di altri), Joshua Paul Davis si è sempre posto come maestro del fake applicato al reale. Mancava solo la ciliegina sulla torta, ovvero riuscire a infilare un «ready, set / steady, bet» in un pezzo rap senza risultare ridicoli (che, a livello di difficoltà, corrisponde esattamente a mettere un bello «yeah!» in apertura di un tormentone rock e sperare che qualcuno continui a prenderti sul serio).

Per quello, ci voleva tutta l’autorevolezza di sua maestà De La Soul. Fatto.

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