Alcest: Sapphire
Magliette fuorvianti per confondere la fanbase metal
 
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L’eterna indecisione tra bruciare le chiese e guardarsi le scarpe.

Alcest
Sapphire

In ormai quasi vent’anni di carriera, gli Alcest hanno dimostrato di trovarsi perfettamente a loro agio con l’arte di tirare a campare nel ruolo di outsider. Troppa grandeur e magnificenza per la notoriamente intransigente scena black d’oltralpe, ma altrettanto eccessivamente oscuri e tenebrosi (e senza nessun rimorso al riguardo, peraltro) per i ristretti e spocchiosi circoli post-rock attorno a cui – volenti o nolenti – sono finiti più volte a orbitare.

Così è andata che il capelluto duo – almeno in termini di hype – ha fatto pochi passi oltre la natia Bagnols-sur-Cèze, ben felice di crescere in una sorta di beato isolamento e maturare – senza pianificarlo particolarmente a tavolino, né esagerare più di tanto sul lato della weirdness – in una genuina singolarità musicale.

Non è un caso, infatti, se per parlare di Neige e Winterhalter (ed ex compagni) a un certo punto qualcuno ha dovuto inventare il termine “blackgaze”, ovvero nient’altro che un ossimoro reso pseudo-genere musicale. Nel senso, cosa potrà mai accomunare la furia insita nella prima metà della parola con l’immagine evocativa di musicisti quasi immobili, occupati a guardarsi le Converse slacciate? Vai a sapere. Ma tant’è. Alla fine basta buttarci un “post” davanti per mettere tutti d’accordo, no? E allora post-metal sia.

Il nuovo Spiritual Instinct continua su questa strada, qualunque essa sia. Da un lato alimenta il fraintendimento a forza di dettagli (in)significanti (tipo indossare la t-shirt degli Slowdive nel teaser del disco), dall’altro non fa che candidarsi per l’ennesima volta a solido ponte immaginario tra gioia e malinconia, ordine e caos, bellezza e orrore, da cui sporgersi nel vuoto per goderne l’effettivo equilibrio.

Magari serve un po’ di tempo (e di impegno) per sfogliarne via tutti gli strati. Ma una volta superata quella fase, sarà facile trovare ancora la solita, splendida band. Superbamente capricciosa, serenamente sicura di sé. A conti fatti, sempre significativa.

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