Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Telefon Tel Aviv: A Younger Version of Myself
Stazione di cordoglio
↤ Tracce

Sogni ricorrenti da giocare al lutto.

Telefon Tel Aviv
A Younger Version of Myself

Dopo una cosa del genere è difficile andare avanti. Figuriamoci ricominciare. Molti non ci riescono (penso con rammarico agli Offlaga Disco Pax). Quelli che ne sono capaci, lo fanno sotto un altro nome (diciamo i New Order, ma la lista è lunga), come a chiudere rispettosamente un capitolo. Per una band mediamente numerosa forse è più semplice: la percentuale che si perde è inferiore rispetto al tutto. In due è davvero dura: significa restare fermi a metà di un racconto, in una simbiosi interrotta che non promette nulla di buono.

Joshua Eustis ci ha messo dieci anni a elaborare il lutto per la tragica scomparsa di Charlie Cooper. O almeno a trovare la forza di rimettersi in pista. Torna oggi con Dreams Are Not Enough e decide di farlo ancora dietro al moniker Telefon Tel Aviv, marchio di fabbrica che all’inizio di questi cazzo di anni Zero ha contribuito non poco a plasmare un certo tipo di elettronica moderna, diversa. O, se non altro, a tenerla al riparo dal crescente rumore che avrebbe fatto la bolla dell’EDM una volta esplosa.

↦ Leggi anche:
Telefon Tel Aviv: Something Akin To Lust

Più che un album, la presa di coscienza di una condizione irreversibile, ben descritta dall’immagine che si compone mettendo i titoli delle nove tracce uno dietro l’altro: «I dream of it often: a younger version of myself, standing at the bottom of the ocean; arms aloft, mouth agape, eyes glaring, not seeing, not breathing, still as stone in a watery fane».

Perché quando si tratta di colmare un’assenza, i sogni non sono mai abbastanza e allora l’unico modo è imparare a fraternizzare con quel senso di vuoto, parlare la sua stessa lingua asciugando le canzoni stesse ed eliminando dai mix finali tutti gli elementi superflui e non necessari alla guarigione, finendo così per incorniciare la mancanza in un’istantanea che contiene sia quello che non c’è che il poco che è rimasto.

Se ti è piaciuta questa traccia, questa recensione o entrambe, perchè non condividere sui social?

Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

Un grazie a chi ci sostiene!
Humans vs Robots parla di musica dal 2016, e cerca di farlo bene. E lo possiamo fare grazie a chi ci sostiene abbonandosi, e garantendo che articoli come questo possano essere letti da tutti.
Basta davvero poco: perchè non ti abboni?
.
Home
Ogni giorno una traccia che vale davvero la pena sentire
Success
La sezione longform di HvsR
Un altro sguardo sulla musica, con un aggancio all'attualità.