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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Trentemøller: Blue September
Quando un uomo con l'iPhone incontra una donna con l’accetta...
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Altro che Bricoman: ecco il vero professionista del fai da te.

Trentemøller
Blue September

L’etichetta di Anders Trentemøller si chiama In My Room. Il che fa subito pensare a una sorta di nerdismo amatoriale e un po’ sociopatico: il lo-fi dichiarato da dietro la porta chiusa di un adolescente con pochi amici.

Poi ascolti le complesse, raffinatissime, studiate con ossessività fino al minimo rumore, soluzioni sonore che il musicista danese – 47 anni suonati (in tutti i sensi), ormai cinque album all’attivo, un’innumerevole quantità di remix e collaborazioni con chiunque vi passi per la testa – riesce a tirare fuori dal cilindro e ti viene giustamente da chiederti se ci è o ci fa. O comunque almeno la curiosità di darci una sbirciata, nella sua cameretta, anche solo per scoprire quali strani macchinari o software hi-tech possa contenere.

In realtà, è un dato di fatto che i frutti del Trentemøller producer si sono sempre distinti in maniera abbastanza decisa dalle sue serate dietro la consolle e non è mai stato semplice sentirsi a casa tutte le volte che ci ha accolto nelle sue stanze, arredate con gusto eclettico e in ogni occasione diverso. Oggi – chez Trentemøller – la moquette è un minimalismo rarefatto di natura prettamente “post-qualunque cosa”, che il nostro ospite usa come solide fondamenta su cui costruire le stratificazioni intricate a cui ci ha abituato, come in una distillazione lenta, ma precisa e inesorabile di presente, passato e futuro.

Per continuare a fare le cose in famiglia, a questo giro, invece che andare a scomodare nomi altisonanti da barattare con un featuring, se la gioca con la compagna Lisbet Fritze. Le chiede di cantare e suonare la chitarra, le mette un’ascia da taglialegna in mano e la manda a spasso per i boschi della loro selvaggia Scandinavia, mentre lui la segue come uno stalker, filmando il tutto con un iPhone.

Il risultato? Ancora una volta tutt’altro che DIY, nonostante gli sforzi. Ascoltare (e guardare) per credere.

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