Rex Orange County: 10/10
Forse figlio illegittimo di Tonio Cartonio?
 
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Nessuno ci aveva avvisati ma ci siamo: è in arrivo la Brexit-pop. Il futuro, distaccato, della musica.

Rex Orange County
10/10

«I had a think about my oldest friends / Now, I no longer hang with them».

Non c’è alcuna correlazione tra questo giovane cantautore inglese e la Brexit ma, giuro, a voler fare i fratelli Grimm, questo pezzo potrebbe essere un bellissimo esempio di quanto l’Inghilterra, per certe cose (creatività, estro, rivoluzioni musicali e non), abbia sempre dettato le regole, senza mai seguirle.

È tutto bello e fresco, è tutto giovane e con un suono che ricorda la spensieratezza degli anni Duemila (Natalie Imbruglia, Gavin DeGraw) senza risultare stucchevole. Oltre a essere l’esempio lampante di come, quando hai talento e una connessione internet, difficilmente il mondo t’ignorerà.

Partito dal web, con produzioni assolutamente casalinghe e autoprodotte, Rex Orange County – il cui nome deriva proprio dalla serie tv che tanto ci ha traumatizzati con la morte di Marissa Cooper, dando all’Allelujah di Jeff Buckley tutto un altro contesto – viene ascoltato dall’altra parte del mondo da Tyler, The Creator che lo invita a Los Angeles, introducendolo così nel magico mondo dei musicisti “seri”.

Eppure questo ragazzino della provincia inglese spinta non sembra aver perso (ancora?) la genuinità e si presenta con questo singolo, tratto da un album dal titolo normalissimo (Pony) – ma in uscita per un’etichetta non proprio di nicchia.

Resta da capire se ci è, ci fa o ci farà, ma per ora possiamo concederci di sognare pensando che se anche noi, vent’anni fa, avessimo avuto Soundcloud, forse oggi saremmo tutti sotto major.

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