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Mary & the Highwalkers: Scars
Austerità metallica

Mescolare i Portishead col black metal e lo stoner-doom? Fatto.

I Mary & the Highwalkers vengono da Varsavia e diffondono dolore, tra sinuosità vampiriche e odontotecnia nerd. La loro frontgirl, Nastasia Rodya fonde il crooning di Beth Gibbons e l’isteria premestruale di Onielar in un’unica sessione. Il resto del gruppo si affaccenda tra un riffone sabbathiano, esplosioni cruente alla Satirycon e un’attitudine essenzialmente shoegaze.

Il clip non racconta chissà cosa. Si tratta di un’esibizione registrata dalla band ai Kongo Studios, sempre in Polonia. Nonostante tutto, Nastasia è piuttosto inquietante. Non si sa se la colpa sia delle lenti a contatto demoniache o dell’apparecchio ai denti in bella vista. Magari tutte e due le cose insieme.

I Mary & the Highwalkers sono giusto all’inizio. Hanno un EP uscito un paio di anni fa e le idee piuttosto chiare su come incasinare le cose. Giusto per definire un pezzo come Scars occorre un trenino di sotto-etichette. Fisicamente ai loro concerti troveremo ibridazioni suggestive di varia umanità e forse fusioni inenarrabili attraverso la tipica attività d’accoppiamento dei metallari: il pogo.

Mary & the Highwalkers 

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