Kazu: Come Behind Me, So Good!
Prove tecniche di faccia a faccia con se stessi, ma sempre di profilo, per sicurezza
 
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La voglia di tornare al proprio, naturale, colore di capelli.

Kazu
Come Behind Me, So Good!

Un trio newyorkese con un nome che unisce le due categorie più cliccate su YouPorn, composto da una coppia di gemelli di origine italiana che sembrano il perfetto incrocio tra Massimo Troisi e Angelo Branduardi e da una giapponese che si chiama Kazu.

Messa così, la questione Blonde Redhead, fa parecchio ridere e soprattutto lascia portoni spalancati alle più facili e triviali ironie. Eppure la band dei fratelli Pace, in 25 anni di carriera, ha messo la propria firma indelebile su un certo tipo di “indie-qualcosa”, in perenne, equilibrata evoluzione di se stessa e sempre in bilico tra il sensuale e l’avantgarde, così da risultare costantemente e inesorabilmente “fica”.

Kazu Makino, musicalmente parlando, nonostante la sua voce da bambina, adulta lo è sempre stata, ma ha deciso di metterlo nero su bianco solo oggi, imbarcandosi in questa avventura solista, dove è tutto meno che “sola”, visto l’elenco di collaboratori che compare in calce ad Adult Baby: dal maestro Ryuichi Sakamoto, al percussionista degli Atoms for Peace, Mauro Refosco, al batterista di Son Lux, Ian Chang.

Come Behind Me, So Good! è un’invocazione laica che parte – alla stregua di un gospel recitato in sottoveste – dalle navate di una chiesa per aprirsi in una congiura ariosa che ti porta altrove. Detta in maniera semplice, è posseduta da quella strana magia che contraddistingue i migliori pezzi dei Blonde Redhead (ma con un intimismo ancora più spinto): dovunque tu sia mentre la stai ascoltando, ti fa sentire inconsapevolmente da un’altra parte.

Tipo nella quiete di un’Isola d’Elba in bassa stagione, guarda caso proprio il posto dove Kazu ha deciso di ritirarsi e passare più tempo possibile, compatibilmente con i suoi impegni, tour ed esigenze di ragazza ormai cresciuta.

Come Napoleone insomma, ma molto, molto più sexy.

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