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John Coltrane: Blue World
"La lounge va bene per il fast food" – mo' me lo segno
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Piaceri (s)conosciuti sul fondo del barile.

John Coltrane
Blue World

Quanti barili sono stati raschiati fino in fondo? Il neonato fenomeno dei concerti con ologrammi al posto dei morti in realtà non è che la naturale evoluzione delle manovre di un mercato che anche ad anni dal decesso di un artista continua a pubblicare prodotti raffazzonati, tra demo, provini o live inascoltabili. Perché poco importa il contenuto in sé: il marchio vende. Sono regole fondamentali del music business, giusto?

Eppure alcune volte il barile non è di ferraccio, bensì d’oro. Quindi le pubblicazioni post mortem non vanno a prendere polvere sugli scaffali dei collezionisti, ma diventano parte integrante di una discografia che è già storia, arricchendola (perché no?) di alcune piccole gemme.

È questo il caso del recente Blue World, registrato nel 1964 come colonna sonora per il film Le chat dans le sac di Gilles Groulx e pubblicato ufficialmente solo oggi. Nato dalle session con lo stesso Classic Quartet che possiamo ammirare sui due classici Crescent e A Love Supreme, ci regala un Coltrane in stato di grazia che guida la band tra esplosioni, silenzi e digressioni sul tema. Le versioni alternative di brani noti non sono dei riempitivi ma fanno storia a sé, dimostrandoci nuovamente che se uno ha qualcosa in più è perché lo è, non perché lo fa.

Ascolti di nicchia che dovrebbero diventare d’obbligo per chiunque. Raschiate ancora, please.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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