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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Thurston Moore: Leave Me Alone
Vá che luce. Barbara D'Urso, dov'è il tuo dio adesso?!

Quando una cover non fa rimpiangere l’originale. Play it loud.

I Sonic Youth ci mancano. Ci mancano terribilmente. E ogni volta che si tessono lodi riguardo un nuovo disco etichettato come “noise”, in realtà nel profondo sorridiamo amaramente, consci che, a prescindere dalla qualità dell’album in questione, i quattro newyorkesi sicuramente lo avevano già fatto. Meglio. Almeno vent’anni prima.

Per fortuna le carriere soliste dei membri della Gioventù Sonica non sono mai state avare di buona musica, a dimostrazione che la band era stellare grazie al talento di ogni singolo membro: se insieme rappresentavano un’alchimia inarrivabile, separati continuano a pubblicare materiale eccellente.

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Non fa eccezione questa cover, lato B ripetuto di tutti e tre i 7” in uscita l’8 novembre (Spring Swells, Three Graces, Pollination) contenenti estratti di improvvisazioni dal vivo sui rispettivi lati A.

Se l’originale dei New Order manteneva quel rigore metronomico e freddamente malinconico mutuato dall’esperienza Joy Division, Thurston Moore trasforma il brano giocando ai mattoncini Lego, aggiungendo strati di chitarre a ogni battuta fino al catartico climax finale che lascia senza fiato, soprattutto se ascoltato a volumi da denuncia. In mezzo a tutto questo, la sua voce: imperfetta e sicura come sempre, leggermente bassa nel mix, costringe a tendere l’orecchio fino a perdersi in un mantra posato sì su due note, ma zeppo di sfumature e variazioni, come osservare una gigantesca vasca di pesciolini rossi e neri. Alimentati a Quaalude, però.

Thurston Moore 

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