Thurston Moore: Leave Me Alone
Vá che luce. Barbara D'Urso, dov'è il tuo dio adesso?!
 
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Quando una cover non fa rimpiangere l'originale. Play it loud.

Thurston Moore
Leave Me Alone

Max Zarucchi
Max Zarucchi

I Sonic Youth ci mancano. Ci mancano terribilmente. E ogni volta che si tessono lodi riguardo un nuovo disco etichettato come “noise”, in realtà nel profondo sorridiamo amaramente, consci che, a prescindere dalla qualità dell’album in questione, i quattro newyorkesi sicuramente lo avevano già fatto. Meglio. Almeno vent’anni prima.

Per fortuna le carriere soliste dei membri della Gioventù Sonica non sono mai state avare di buona musica, a dimostrazione che la band era stellare grazie al talento di ogni singolo membro: se insieme rappresentavano un’alchimia inarrivabile, separati continuano a pubblicare materiale eccellente.

Non fa eccezione questa cover, lato B ripetuto di tutti e tre i 7” in uscita l’8 novembre (Spring Swells, Three Graces, Pollination) contenenti estratti di improvvisazioni dal vivo sui rispettivi lati A.

Se l’originale dei New Order manteneva quel rigore metronomico e freddamente malinconico mutuato dall’esperienza Joy Division, Thurston Moore trasforma il brano giocando ai mattoncini Lego, aggiungendo strati di chitarre a ogni battuta fino al catartico climax finale che lascia senza fiato, soprattutto se ascoltato a volumi da denuncia. In mezzo a tutto questo, la sua voce: imperfetta e sicura come sempre, leggermente bassa nel mix, costringe a tendere l’orecchio fino a perdersi in un mantra posato sì su due note, ma zeppo di sfumature e variazioni, come osservare una gigantesca vasca di pesciolini rossi e neri. Alimentati a Quaalude, però.

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