Tribulation: Strange Gateways Beckon
Rosso relativo?
 
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Vampiri scandinavi contro il logorio del gothic metal moderno.

Tribulation
Strange Gateways Beckon

Max Zarucchi
Max Zarucchi

In meno di tre lustri, grazie ad una manciata di album ed EP sempre più convincenti, i Tribulation si sono elevati sopra la massa underground nerovestita che suona sì metal (death, black… quello che vi pare), ma che in realtà lo infarcisce di tutto, dall’hard rock oscuro anni ‘70 alla darkwave anni ‘80.

Forti di un mezzo capolavoro (The Children of the Night, penultimo album della loro carriera) che ha fatto traballare discografie intere di capiscuola come Moonspell, Tiamat e Paradise Lost, i vampiri svedesi arrivano oggi al live album (cd e dvd) che fotografa una data di supporto al loro recente Down Below.

I quattro figuri emaciati, oltre alla classe, hanno dalla loro anche un phisique du role che ben si adatta al loro modo vampiresco di porsi. Sanno essere ottimi intrattenitori sul palco, i brani sono accattivanti e ottimamente strutturati, l’immagine è perfetta.

Cosa gli manca dunque? Nulla. Se non una macchina del tempo. Vent’anni fa avrebbero messo a letto tutte le band pseudo gothic metal e reso ridicoli i tentativi di Cradle Of Filth e Dimmu Borgir di staccarsi dal black sinfonico per svendersi a romanticherie decadenti buone per vendere vestiti su Hot Topic. Oggi possono “solo” provare a riscrivere certi stilemi mettendoci del loro. In un panorama saturo di banalità, non si può chiedere di più.

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