Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Nairod Yarg : The Rhum and Me
Voulez-vous un rendez-vous avec Dorian Grey?
↤ Tracce

Tipo un french kiss tra Ian Curtis e Robin Guthrie.

Trovare il moniker per una band cold wave leggendo al contrario il nome del dandy per antonomasia. Essere cool level pro.

I cugini d’oltralpe vantano una tradizione di tutto rispetto per quanto riguarda un certo tipo di post-punk/goth. Dai Neva ai Corpus Delicti, passando per i Norma Loy e Little Nemo, fino agli sperimentalismi dei Clair Obscur, la Francia ha saputo regalarci alcuni dei passaggi sonori più memorabili e personali di un certo genere.

Sébastien Ficagna (lo ricordate nei Dead Souls Rising e negli Avoid Catoblépone) al basso e alla voce, Rudy Centi (ex Plastic People – no, non la band krautrock di metà anni ‘70) e il cugino tricolore di Doktor Avalanche probabilmente si sono nutriti di tutto questo per quasi 40 anni, pur variando la dieta.

Insieme da meno di due anni, i Nairod Yarg sono i diretti discendenti di quel modo di fare musica, anche se i francesi non si limitano al compitino di copia/incolla, preferendo infarcire il tutto con buone dosi di shoegaze e noise mentre vengono declamati testi dal sapore cinematografico.

The Rhum and Me è il secondo singolo tratto dall’album di debutto (il primo, più uptempo e debitore nei confronti dei Cocteau Twins, si intitolava Déesse) e ci regala una band che, pur non inventando nulla, sa creare ritmi ballabili su melodie romantiche e sognanti, tra chitarre zeppe di delay e voci malinconiche tenute insieme da una drum machine che fa battere il piedino quanto basta per rendere il tutto accattivante. Supportato da un videoclip semplice ma d’effetto, zeppo di colori e chiaroscuri, il pezzo scorre via piacevolmente e potrebbe anche diventare una mini hit di culto in un certo tipo di dancefloor nerovestito.

Che siano o meno la next big thing non sta a me dirlo, ma se ce l’hanno fatta i Lebanon Hanover

Nairod Yarg