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Wear Your Wounds: Rust on the Gates of Heaven
Vestendo le proprie ferite

Wear Your Wounds
Rust on the Gates of Heaven

Un canto e una preghiera. Poi solo ruggine all’ingresso del Paradiso.

Sono passati due anni dall’omonimo disco di debutto, ma sembra che questo gruppo non sia un mero vezzo da artista annoiato (uscire per un po’ dai canoni consueti e poi chiudere il tutto, una volta finita la “vacanzina”).

Jacob Bannon devia nuovamente dal sentiero violento dei Converge e ritrova Adam McGrath dei Cave In, Mike McKenzie dei Red Chord, Sean Martin degli Hatebreed e Chris Maggio dei Trap Them, tornando a vestire le proprie ferite e cicatrici in questo anticipo di Rust on the Gates of Heaven (uscito a luglio per la sua etichetta Deathwish).

La titletrack, coordinata a un buon video di carattere simil-evangelico, restituisce immediatamente le caratteristiche portanti di questa formazione: un canto, una preghiera che pian piano si tinge del tipico climax post-rock e rimane sospesa in una coda carica di pathos, che in molti vorrebbero che non finisse mai.

Wear Your Wounds 

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