The Futureheads: Jekyll
Un grande futuro alle spalle
 
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Alcuni gruppi non dovrebbero mai riformarsi: capita che un bel passato venga cancellato a colpi di pessime canzoni.

The Futureheads
Jekyll

Luca Villa
Luca Villa

Quando si ascoltava a ripetizione Bloc Party, Franz Ferdinand e The Libertines, una quindicina di anni fa, i Futureheads debuttarono con un album che, se da un lato strizzava l’occhio al suono di giganti come Gang of Four e Wire, dall’altro faceva intuire quanto la formazione inglese avesse delle buone cose da dire e non fosse un semplice “copia e incolla” del passato.

Due anni dopo è stato il turno di News and Tributes, che tediava al secondo ascolto, poi ancora This Is Not the World, vale a dire il disco con la copertina più brutta dello scorso decennio. Per finire, gli inutili The Chaos e Rant (quest’ultimo addirittura registrato completamente a cappella). Arrivati a quel punto, alzarono giustamente bandiera bianca.

Corsa conclusa fino al principio di quest’anno, quando hanno annunciato il loro ritorno in pompa magna con un tour domestico, un nuovo lavoro che arriverà più prima che poi e un singolo che definire orripilante è dir poco. Una linea di chitarra che stanca dopo mezzo minuto, una voce monotona, una sezione ritmica davvero floscia: i Futureheads sembrano essere diventati gli Editors degli ultimi anni – il che non è una gran notizia.

Altro che Brexit: il governo britannico dovrebbe approvare una legge che vieti la reunion a certi gruppi.

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