Sleater Kinney: Hurry On Home
Unfuckable: chiaro il concetto, no?
 
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Anche se è parecchio tempo che sei in giro, l’urgenza creativa è una cosa che non si può proprio mimare.

Sleater Kinney
Hurry On Home

Luca Villa
Luca Villa

Sappiamo bene cosa spinge i gruppi che abbiamo tanto amato nella nostra gioventù a riformarsi: il dio denaro (d’altronde, all’ultimo controllo, il mondo si muove così). La lista sarebbe lunga quanto inutile, tanto i nomi li conosciamo tutti. Fortunatamente per noi, ci sono anche rare eccezioni.

Quello che stupisce delle Sleater Kinney – corsa interrotta nel 2006 e intrapresa nuovamente cinque anni fa – è la costante crescita della formazione: sia a livello di scrittura delle canzoni, sia a livello di contenuti.

La nuova Hurry On Home, primo estratto dal nuovo The Center Won’t Hold che non ha ancora una data di pubblicazione, non delude affatto le alte aspettative.

Tutto sembra girare nel migliore dei modi. A partire dalla produzione di St. Vincent, che dà un tono di freschezza alla canzone, passando per l’azzeccato testo che gioca con alcuni termini sempre più usati al di là dell’Oceano Atlantico (“unfuckable”, “unlovable”, “unlistenable”, “unwatchable”), fino ad arrivare al suono squisitamente new wave, inedito per il gruppo. Senza dimenticare la copertina del singolo, che non va tanto per il sottile.

Messe da parte sonorità giovanili e giovanilistiche (perfette per i tardi 90’s, ma che ora suonerebbero un tantino datate), le Sleater Kinney confermano che la loro rimpatriata è avvenuta per una tangibile urgenza creativa. Evviva.

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