Rise of the Northstar: The Legacy of Shi
Demoni dai capelli bellissimi
 
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Un po’ di Parigi, un po’ di neo-Tokyo, un po’ di metal-rap-hardcore: questo è crossover.

Rise of the Northstar
The Legacy of Shi

Paolo Bianco
Paolo Bianco

Crossover.

Da anni, ormai, il termine è andato ben oltre la semplice proposta di stili eterogenei nell’ambito della stessa canzone; ora implica anche la mescolanza di stili, elementi e “sapori” provenienti da culture e tradizioni diverse. Non si tratta più, in campo musicale, di rappare su una base heavy metal: si tratta di ascoltare una band francese che canta in inglese e giapponese, rappando su basi pesantissime e trattando argomenti cari alla terra del Sol Levante. Un calderone globalizzato dal quale i più intelligenti sanno attingere a piene mani, risultando innovatori.

In questo campo i Rise of the Northstar sono i brillanti ideatori di un “ponte” che unisce Parigi e Tokyo, e gli appassionati hanno trovato un gruppo coeso, dall’identità precisa e un’estetica estremamente accattivante. Ai loro concerti – ancora piuttosto underground, ma in continua crescita come capienza dei locali – il banchetto del merchandising è letteralmente preso d’assalto e i discepoli si stanno diffondendo in modo rapido.

Ascoltando Legacy of Shi è anche ben chiaro il perché – sebbene il brano sia molto più vicino al metal dei primi Biohazard o Machine Head, che non all’hardcore-rap dei Dope DOD (loro compagni di tour qualche mese fa). In ogni caso, difficile non rimanere colpiti dall’impatto frontale causato dai RotN.

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