Raina: Kali
Quando il secchione e il figo della classe si fondono nella stessa persona
 
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Non ascoltate questo brano se non volete ricredervi completamente sullo stato di salute della bistrattata musica italiana.

Raina
Kali

L’inafferrabile è tornato tra noi così, senza preavviso, materializzandosi come un Belzebù della discografia italiana, spauracchio degli intellettualoidi, impartendo la sua solita lezione di stile.

Non esiste altra maniera per definire un cantautore che l’Italia pensa di stare ignorando da anni con successo, mentre lui è intento a riempire le radio su ogni frequenza con un brano diverso a cui ha messo mano senza che ce ne accorgessimo (The Giornalisti, Mahmood, Elodie: c’è sempre dietro il suo zampino).

E non ci vuole un critico musicale per sentirne il tocco, la firma inequivocabile, la malinconia mai scomposta della gente della Bassa padana. Quella eco, dentro ogni brano, del futuro che poteva essere e non è, dei sogni infranti ma senza rimuginarci troppo.

La mancanza del cantante degli Amour Fou – in quanto “voce” e non solo come autore per conto terzi – si è sentita forte e chiara dal 2012 dopo l’ultimo, indimenticato 100 Giorni da Oggi, che rimane capostipite di tutto un certo tipo di musica che attualmente ci farcisce le orecchie, ma che allora era il “suono alpha” (dunque fatto inequivocabilmente meglio).

Questo singolo sancisce un ritorno di cui poterci fidare, senza il rischio di ritrovarci nuovamente sedotti e abbandonati quando Raina deciderà per l’ennesima reincarnazione (come accadde dopo il singolo Lana del Rey del 2018), lasciandoci apparentemente orfani in balia degli eredi di Pupo.

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