Humans vs Robots
 
Piotta: Maledetti Quegli Anni 90
«Intorno è tutto tranquillo, ma se sento un fischio, non resisto...»
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Non sarà più er ghepardo de 'na volta, ma il Tommaso Zanello di oggi si mangia la scena indie-nostalgica italiana.

Piotta
Maledetti Quegli Anni 90

È quasi volgare iniziare la “recensione” di una canzone così bella… ricordando che, nel 2019, si festeggiano vent’anni di Supercafone.

Eppure, il volto dietro i due pezzi è sempre quello; i capelli son rimasti lunghi uguale e anche gli occhiali sembrano gli stessi. C’è chi nella scena musicale non cambia e matura mai, e c’è chi compie passi avanti come Piotta.

Quella che è mutata è la base musicale e la consapevolezza di essere talmente “oltre”, nel mondo dell’hip hop, da lasciarsi alle spalle le paranoie legate al flow per concentrarsi sul “cantare” e schivare l’ego-trip (argomento preferito ancora adesso da molti coetanei del rapper romano).

Maledetti Quegli Anni 90 riesce nella rara impresa di moltiplicare il proprio significato grazie alle immagini del video: il rapporto padre-figlio guardato con le lenti della nostalgia di quel che è stato e che non potrà più tornare, un elogio/epitaffio per chi, forse, non ci siamo goduti in pieno quando era accanto a noi. Forse eravamo distratti dal Gameboy, da Jack Frusciante È Uscito dal Gruppo, dalle lire che non bastavano mai, dal cercare di guidare una macchina senza servosterzo – tutte cose che ci passano davanti agli occhi, mentre Piotta canta malinconico.

Se questo brano fosse uscito a nome “Tommaso Zanello”, molti critici novelli starebbero lisciandosi la barba narrando di un cantautore indie che, parlando del proprio passato, avrà un gran futuro nella musica italiana.

Paolo Bianco
Paolo Bianco

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