Nanowar Of Steel: Norwegian Reggaeton
Sotto sotto, è il sogno di ogni metallaro...
 
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Se siete metallari e adorate questo pezzo, rischiate di venir infettati dal virus del reggaeton. E non è bello.

Nanowar Of Steel
Norwegian Reggaeton

Paolo Bianco
Paolo Bianco

Nella bolla social di chi ascolta heavy metal, nelle ultime settimane è letteralmente esploso il nuovo singolo estivo dei Nanowar Of Steel. Tutti i metallari o quasi adorano questa canzone, tutti o quasi la condividono, in molti la indicano come "il futuro del metal" – e il tutto è ancora più soddisfacente, visto che i Nanowar sono italiani.

C'è però un problema di base: il brano è accattivante, prende fin da subito le orecchie, il ritornello lo si canta felici – tutto questo perché, semplicemente, questo è un pezzo reggaeton fatto e finito. Non si sta suonando metal prendendo in giro il reggaeton, ma si sta suonando reggaeton prendendo in giro il metal. La differenza non è poca, e può avere il deleterio effetto di abituare le fini orecchie forgiate nel metal più estremo al satanico sound reggaeton, cambiando per sempre i vostri gusti musicali.

Non regge la scusa "la ascolto 30 volte al giorno perché il testo è ironico e fantastico!", visto che al 95% degli ascoltatori di musica in una lingua diversa dall'italiano, il testo risulta comunque incomprensibile (ricordate che c'è chi dedica This Love dei Pantera alla propria ragazza, credendola una canzone d'amore!).

Quindi sì, cari amici metallari: urlerete a squarciagola «Profanar la tumba, al ritmo de la rumba / Con Fenriz y Darkthrone – Norwegian Reggaeton!», ma potreste trovarvi a farlo al Papeete Beach, accanto a sudamericani "convinti" e totalmente disinteressati alle parole.

(cliccate pure "play", ma poi non dite che non vi avevamo avvisato)

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