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Un partecipante del recente raduno mondiale di scout tenutosi a Londra

Ed Sheeran

I Don’t Care (acoustic)

Uno dei veri misteri della musica dei giorni nostri ha un nome e un cognome: Ed Sheeran.

L’enorme successo di questo giovane cantautore, che in poco meno di una settimana si esibirà prima al Firenze Rocks, poi a Milano/San Siro e all’Olimpico di Roma, ha dell’incredibile e lascia intimoriti.

Ecco una possibile risposta: il culto è nato nei raduni dei boy scout. Le sue composizioni, infatti, sono la quintessenza stessa della canzone-tipo per i giovani ragazzi che cercano di rimorchiare timide ragazze timorate di Dio (?). Il tutto si traduce in click su Spotify, che l’ha incoronato come l’artista più ascoltato della piattaforma (in barba a Rolling Stones, Beatles e Michael Jackson).

E pensare che i primi estratti dal suo nuovo disco – No. 6 Collaborations Project, quindici canzoni per altrettanti ospiti speciali in uscita a metà luglio – potevano suggerire aria di cambiamento. Sia chiaro: non che dall’oggi al domani Sheeran fosse diventato Jello Biafra. Piuttosto, il pop-rap di Cross Me (con Chance the Rapper e PnB Rock) e la riuscita I Don’t Care (con Justin Bieber) sembravano muoversi verso territori diversi rispetto alla collaudata formula "solo voce e chitarra".

Invece, la voglia di continuare a percorrere sentieri più facili ha fatto sì che il rosso inglese pubblicasse, e anche velocemente, la controparte acustica del pezzo in origine inciso con l'ex moccioso biondo canadese. La solita solfa, trita e ritrita – perfetta per il prossimo raduno mondiale boy scout, però.

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