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Ex gruppo rock trasgressivo

Buckcherry

Warpaint

Nella primavera del 1999, i Buckcherry irrompevano sulla scena rock'n'roll con una canzone incredibile, intrisa di sesso e droga come un ideale incrocio fra Guns N' Roses e Mötley Crüe al top della propria ispirazione stradaiola: Lit Up.

Qualsiasi altro brano prodotto da Joshua Todd e soci sarebbe sempre stato paragonato a quella singola canzone, quel mix perfetto creato da una band feroce che vuole sfondare a tutti i costi col primo singolo. Il secondo disco – Time Bomb del 2001 – presentava almeno un altro pezzo all'altezza, con il semplice trucco di sostituire l'alcool agli stupefacenti e ottenere un altro inno al vizio (Whiskey in the Morning), ma poi la band si sciolse, si riformò col valido ma già più levigato 15 del 2005 e il cantante seguì anche dei progetti di hip hop "bianco"; oggi, infine, si arriva un po' stancamente all'ottavo disco: Warpaint.

Ciò che più colpisce, di questa titletrack, è la pessima qualità della produzione. Volumi bassi, piatti, che non trasudano alcuna forma di "trasgressione" e, purtroppo, nemmeno di rock verace. La voce di Josh è riconoscibile solo a tratti, e quando splende è davvero una gioia, ma il ritornello è troppo incolore e gli assoli di chitarra sono quanto di più standard si possa immaginare. Lo si può definire "un pezzo carino", nella migliore delle ipotesi.

Ma forse è ciò che il mondo dell'hard rock contemporaneo si merita, se nessuno ha più il coraggio di urlare in un microfono «I love the cocaine / I love the cocaine» (un coraggio piccolo borghese, ormai, ma pur sempre ad effetto).

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