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La sincerità fa paura, ma pure il vostro nuovo album...

The 1975

Sincerity Is Scary

L’inspiegabile successo dei 1975 affonda le radici nel 2014, anno in cui usciva il singolo Heart Out.

(era come se i Johnny Hates Jazz si fossero fusi con i Galleon – fenomeni di cui, a occhio, non si sentiva granché la mancanza)

Stranamente, però, su questi cinque ragazzi di Manchester, che suonano insieme fin dai tempi delle medie, i radar erano puntatissimi. Cioè: nemmeno troppo “stranamente”, in realtà, data la tendenza non nuova e del tutto britannica a sbrodolare per band irrilevanti.

Il produttore dei 1975 era – ed è stato fino a poco tempo fa – Mike Crossey, un signore che analizzava i parametri dell’emissione di BBC Radio One per produrre mix idonei alla messa in onda sulla rete ammiraglia. Una pratica che estendeva a tutti i gruppi con cui lavorava: Arctic Monkeys, Keane, Kooks, Courteeners e Razorlight, ossia il meglio e il peggio del post-Britpop.

Sul calare del 2018, forte di un seguito oceanico (oceanico!) di tardo-adolescenti e ventenni, la band ha pubblicato il terzo album, A Brief Inquiry into Online Relationships. Un'opera folle, pomposa, disarticolata, vocoderizzata e che attinge in egual modo da Brian Eno e Drake, passando per Radiohead, Take That e il 2-step. Insomma, un caos inenarrabile. Un viaggio svalvolato in almeno trent'anni di pop, ma anche e soprattutto nella testa incasinata del leader Matty Healy.

Un disco che è stato ricevuto con eccessivo e ridondante entusiasmo, tanto da convertire anche i più accaniti detrattori. Il tutto è abbastanza inspiegabile. Forse la ragione sta proprio nel caos.

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