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O.R.k.: Kneel to Nothing
Come va? Tutto O.R.k., grazie
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Da grandi poteri derivano anche grandi responsabilità.

O.R.k.
Kneel to Nothing

Il progetto O.R.k. è sicuramente uno dei “prodotti” più succulenti della recente produzione targata Kscope (rinomata casa discografica inglese votata al progressive rock “moderno”). Almeno sul piano dei nomi: il compositore/cantante Lorenzo Esposito Fornasari, Pat Mastelotto dei King Crimson, Colin Edwin dei Porcupine Tree e Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi (e nel prossimo singolo, Black Blooms, figurerà anche Serj Tankian dei System of a Down).

Un gran bel biglietto da visita per l’album Ramagehead: in uscita il 22 Febbraio, registrato tra Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti, prodotto da Adrian Benavides e Marc Urselli e adornato da una copertina firmata (anche) da Adam Jones dei Tool.

La strizzatina d’occhio agli stessi Porcupine Tree è evidente, a livello sonoro. Difficile, infatti, non percepire le reminiscenze di Sleep Toghether e degli echi sghembi di Steven Wilson & Co., nel ritornello di Kneel to Nothing.

Un “tocco heavy” che, forse, non intriga più come nei primi anni ‘00, un video che risulta un po’ demodé e tematiche concettuali incentrate «sullo smarrimento quotidiano causato dai tempi incerti in cui viviamo e il costante sovraccarico di informazioni confusionarie al quale siamo tutti sottoposti ecc.». Niente di inedito per chi bazzica abitualmente questi territori sonori e “culturali”, insomma.

La classe musicale non è la fonte da cui tutti si abbeverano, tuttavia: quando si suona bene, ma bene davvero come gli O.R.k., bisogna sottolinearlo. Tra febbraio e marzo la band supporterà dal vivo i compagni di etichetta – dalle trame più pacate – Pineapple Thief (comprese tre date italiane): una buona occasione per tastare il polso di questo filone musicale, nella sua accezione più o meno contemporanea.

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