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1969: Charles Manson ritratto dal fotografo della prigione di San Quintino, California, dopo i noti fatti di cronaca nera

Apparat

Dawan

Il golden boy dell’elettronica radical chic europea – colui che ha contribuito forse più di tutti a contaminarla con i germi del mainstream e a elevarla a qualcosa di diverso da una sega mentale per elettrotecnici usciti dalla scuola d’arte ed evangelisti di Ableton Live – è di nuovo tra noi nella sua veste primordiale.

Non che Sascha Ring sia stato con le mani in mano, durante questi ultimi anni: oltre alla usuale marea di serate tra festival all’aperto, capannoni industriali e club esclusivi, l’artista più amato dalle passerelle di moda ha trovato il tempo di intrattenersi non poco con i compagni Modeselktor (insieme ai quali ha prodotto due album a nome Moderat) e di musicare un dramma teatrale tedesco (con cui, in termini appunto di elettronica radical chic, ha probabilmente raggiunto vette inarrivabili).

Per trovare un vero e proprio album firmato Apparat, quindi, dobbiamo invece risalire al 2011. Deve essere per questo che il suo creatore ne parla in terza persona, come fosse un vecchio amico più che un semplice alter-ego: «Il successo commerciale del progetto Moderat ha fatto sì che potessi concentrare lì tutti i miei sforzi per raggiungere il grande pubblico. Adesso, finalmente, posso alleviare Apparat da questo peso, lasciandolo libero di immergersi nella cosa che ama di più, che poi sono i dettagli e le strutture sonore».

Tradotto dall’apparatese, significa che LP5 continuerà il percorso di sperimentazione tanto caro a Ring, ovvero quello di partire da due estremi opposti – da un lato, capire come vestire di pop un certo di tipo di elettronica intellettualoide senza farle perdere un grammo di quella sana spocchia che la rende tale; dall’altro, portare il pop stesso a debita distanza dallo status di caciara, senza ammazzarlo con dosi improbabili di complicazione cerebrale – per andare a scoprire che cosa s'incontri a metà strada.

La risposta la sappiamo già: si chiama IDM e il nuovo Apparat si conferma ancora il miglior bignamino sul mercato per spiegarci una volta di più, lettera per lettera, il significato dell’acronimo: musica cervellotica quanto basta per non farti smettere di muovere il culo, ma mai abbastanza in mala fede da non stimolarti più le sinapsi.

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