The Chemical Brothers: Free Yourself
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Gente che balla con una grazia che renderebbe orgoglioso Alberto Camerini. #RocknRollRobot

The Chemical Brothers
Free Yourself

In un panorama elettronico in cui, musicalmente, la forbice si sta allargando a dismisura, lasciando in mezzo soltanto residui di stoffa tagliuzzata (da un lato il cosiddetto “maximalism” che ormai è appannaggio quasi esclusivo del mainstream più becero, dall’altro un certo IDM la cui componente “I-ntellingent” va sempre più a nascondersi dietro astrusità acustiche e rumorismi respingenti), i poveri Fratelli Chimici sono rimasti tra i pochi capaci di galleggiare in quel limbo in cui ricerca sonora e stadi pieni di gente invasata non necessariamente fanno a cazzotti.

Dopo vent’anni passati a premere i bottoni giusti per ridefinire lo standard qualitativo di un certo tipo di EDM “riempi-festival”, Ed Simons e Tom Rowlands hanno un po’ allentato la presa, almeno in termini di produzioni originali. Se escludiamo il reperto archeologico tirato fuori da Beth Orton qualche mese fa, infatti, dobbiamo risalire a quel C-h-e-m-i-c-a-l del 2016 per trovare un singolo inedito e all’anno prima se cerchiamo un album intero.

Bisogna ammettere anche che, da un po’ di tempo a questa parte, i due stanno andando avanti più di mestiere e di rendita che grazie a effettivi sforzi creativi, eppure contemporaneamente riconoscere che, se il livello dei pezzi rimane questo, delle due l’una: o in giro la situazione dei competitor è drammaticamente disagiata, oppure la complessità dell’algoritmo di “machine-learning” del loro pilota automatico ha ormai raggiunto i confini della fantascienza più ottimista.

Naturale, quindi, che l’attenzione e la cura dei particolari si sia spostata sempre più sui video. Free Yourself, in questo senso, aggiunge i suoi due centesimi al dibattito, grazie all’ennesima collaborazione con Dom&Nic e, soprattutto, con la loro crew di nerd degli effetti speciali.

L’idea sarebbe quella di una specie di black comedy che allenti un minimo la tensione riguardo a un argomento particolarmente sentito nella società odierna (il rapporto “Humans vs. Robots” e il terrore crescente che le macchine ci rubino, in un futuro più o meno prossimo, il lavoro – «JOBS, NOT BOTS!»), con tanto di “easter egg” che vorrebbe lasciarci la speranza che la convivenza uomo-droide possa essere più felice di quello che si immagina.

A quanto pare, però, nessuno ha valutato la cosa secondo un dovuto ribaltamento di prospettiva, ovvero considerando la pessima influenza che questa “liaison” potrebbe avere sui robot, e come noi rischiamo di contaminare i loro organismi sintetici potenzialmente perfetti.

Nel senso, mettersi a ballare in maniera così tamarra non si addice a nessuna intelligenza artificiale degna di questo nome.

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