The Chainsmokers: Beach House
I ragazzi non puntano sull'abbronzatura
 
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Il pop che devi accettare come una tassa governativa.

The Chainsmokers
Beach House

Una coppia di DJ che sa fare il pane caldo per gli spiantati da romanzo.

Una baguette romantica non si nega a nessuno e chiunque, oggi, può chiedere alla donna della sua vita dove sia finita. Perché è chiaro che esista: a un sognatore, non la si può rifiutare un’anima gemella: vero? Verrebbe in mente il vituperato Lewis C.K. quando diceva che NO! Non tutti hanno “qualcuno”.

Non tutti avranno una persona pronta ad amarlo/a, ma intanto i Chainsmokers fanno di tutto per concedere a chiunque un pentagramma sacrale su cui invocare “somebody to love”. Da qualche parte, lei c’è: chiudendo gli occhi, con Beach House nelle orecchie, o fissando le stelle su nel cielo, con Beach House nelle orecchie, arriverà il cuore affannato di lui a rimbombarle nei padiglioni auricolari.

Cosa faremmo senza il pop? Il mondo smetterebbe di sperare, quel tanto che basta per non disperarsi troppo. E sembriamo crudeli a stroncare l’anima plastilinica di questo pezzo. Che poi il pezzo si intitola tipo “casa sulla spiaggia”, ma apparentemente non c’è alcun legame con il resto – e tanto meno nel video, in cui si vede Alex Pall che allarga le braccia in maglietta della salute su sfondi bucolici, mentre intona un lamento bombastico.

I Chainsmokers hanno ragione, però. Basta multimedialità, torniamo al vecchio esoterismo telecinetico. Il loro album Sick Boy ha già piazzato tutti e dieci i brani della scaletta nella classifica dei singoloni da filodiffusione mercantile: non possiamo che accettarli, quindi, un po’ come si fa con i compromessi storici, i governi tecnici e le emorroidi.

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