Il Muro del Canto: Reggime er gioco
E nun fa er vago!
 
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Er Freddo imbraccia la scopa in una Roma fatata e indifferente.

Il Muro del Canto
Reggime er gioco

Reggae de core per un cocktail di romanticismo sbilenco e sorniona amarezza. Dichiarazione d’amore, sì, ma dando del “tu” a un’entità che può essere micragnosa mendicante, zingara imbrogliona e famelica principessa nera, a seconda dello scapicollarsi di una giornata. Roma tutto e niente, che tanto promette e nulla mantiene, al misero prezzo dell’anima tua.

Una canzone che pesa sul cuore come un sampietrino e conduce l’ascoltatore lungo le arterie coronariche di una città fatata e indifferente come le metropoli a nord, ma anche fetente e inefficace quanto il pancreas stesso della bolgia partenopea. Tanti hanno provato a descriverla, e i suoi figli spesso sono riusciti a “tradurla” per chi non la conosce e di certo non la capisce. Ma è difficile riuscire a entrarci dentro, senza farlo davvero, a Roma.

Il pezzo de Il Muro del Canto infila il muro torto della retorica e si arrampica come un gattaccio da vicolo sul traliccio della speranza – Roma che ha una coccola per tutti, sempre, ma non riempie mai il piatto a nessuno.

Nel video, Vinicio Marchioni è uno “scopino” ambulante che si aggrappa con le unghie alla giornata: da Re della Magliana a servo della gleba tiburtina, il doppio passo artistico è rapido e fulminante.

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