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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Ex:Re:Romance
Quando una donna cambia taglio di capelli...
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Parafrasando Kurt Vonnegut: un po’ meno d’amore, un po’ più di Elena Tonra.

Ex:Re
Romance

Se escludiamo i sociopatici totali e le persone sfacciatamente fortunate, chiunque ha sperimentato quel momento dilaniante che corrisponde alla fine di una relazione.

Ognuno reagisce in modo diverso: c’è chi si chiude in casa e piange un fiume inarrestabile di lacrime amare, chi chiede aiuto alla scienza e affronta la cosa dal lato chimico (imbottendosi di pillole per appannare il cervello e cancellare i ricordi), chi posta foto di dubbio gusto su Instagram (accompagnandole con improbabili citazioni di Gio Evan).

Se poi di mestiere fai il musicista… beh, la storia del pop e del rock è a dir poco infarcita di cosiddetti “breakup album”: dal buon Bob Dylan di Blood on the Tracks alla povera Amy Winehouse di Back to Black, fino allo straziato Bon Iver di For Emma, Forever Ago.

Questo è il turno di Elena Tonra, che si prende una pausa dai suoi Daughter per uscire con il nuovo progetto solista Ex:Re, figlio appunto di quel che (non) resta di un rapporto sentimentale e di un amaro gioco di parole che mischia una dedica malinconica (“Regarding Ex”) alla necessità di superarla con un profondo processo di auto-analisi che parta dal guardarsi dentro prima che indietro (“X-Ray”) e arrivi a una completa rivalutazione e consapevolezza di sé.

È naturale, quindi, che le originarie, intime atmosfere della band “madre” virino verso un trip hop più inquieto e nebbioso, a cavallo del quale quella che è forse la più bella voce dell’indie attuale mai si incrina, nonostante debba gestire il poco equilibrio di un cuore spezzato, ribadendo la sua essenza di timbro difficilmente imitabile (ma ancora accogliente e caldo come un biscotto appena uscito dal forno).

La lametta che ti trovi a inghiottire, appena la pastafrolla che la circonda ti si è sbriciolata in bocca, ha il sapore metallico di un effetto collaterale potenzialmente innocuo. Di quelli che ti vien da dire: che vuoi che sia, a parte Jacopo Ortis e tutta una serie di suoi emuli emo, per un po’ d’amore in meno non è mai morto nessuno.

Almeno finché non tocca a te.

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