Deerhunter: Death in Midsummer
A sud di nessun nord
 
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Il cacciatore di cervi, Atlanta e la rivoluzione russa.

Deerhunter
Death in Midsummer

C’è sempre quella tiepida malinconia biblica, dentro le parole di Bradford Cox – che ancora non si è lasciato alle spalle il ruolo in Dallas Buyers Club – e dei suoi Deerhunter. Lo conferma la “popedelia” del nuovo singolo Death In Midsummer, anticipatore dell’imminente Why Hasn’t Everything Already Disappeared?

In un immaginario da America rurale, Cox cammina come un novello, bittersweet Richard Ashcroft e si permette anche di sfoderare un vestitino giallo sull’altalena dei panorami della Georgia. Un po’ Red Dead Redemption, un po’ Buon Compleanno Mr. Grape.

Il tono del brano richiama un panorama consueto per la band di Atlanta: dream pop da perfetta playlist indie, con una chitarra che, a un certo punto, riesce anche a stagliarsi sulle tastiere e sul clavicembalo della cantautrice gallese Cate Le Bon (che rispunterà fuori come ospite anche in altri pezzi del nuovo album).

La canzone sembra ispirarsi al centenario della rivoluzione russa, ricorso nel 2017 durante le registrazioni dell’album. E proprio quel sentore autunnale di foglie cadute, panorami che sfumano e ricordi che aleggiano nella memoria rende Death in Midsummer un altro gioiellino della già preziosa collezione dei Deerhunter.

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