Brian May: New Horizons
Isaac May
 
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Suonala ancora, Brian.

Brian May
New Horizons

Non possono sorprendere, un brano del genere e un video del genere, se dietro c’è Brian May. La sua passione per le stelle è risaputa. La sua laurea in fisica, pure. Il testo non dice grandi cose, potevano scriverlo pure i Greta Van Fleet, ma è suggestivo che sia stato lui a firmarlo.

Quello che davvero stupisce, invece, è la freschezza con cui ci avvolge una composizione inedita di questo signore – sempre più fisicamente somigliante a Isacco Newton, certo, ma che in veste di chitarrista, negli ultimi anni, sembrava più che altro una statua natalizia costretta a deambulare negli interminabili androni del revivalismo disneyano.

Già dai primi anni ‘90, dalla fine dei Queen, Brian non ha saputo nascondere il suo irrefrenabile bisogno di continuare a mantenere vivo il contatto con le grandi platee, rinfocolando la leggenda che lui stesso ha contribuito a creare fino a renderla quasi una parodia (il discorso solista, più sano e rispettabile ma di certo meno elettrizzante e remunerativo, ha pensato bene di accantonarlo).

Eppure New Horizons è una cavalcata sinuosa ed elegante, magari non potente come certi episodi di Back to the Light, ma nemmeno una soft-space rock song da anestesia odontoiatrica. Alla fine, il pezzo regge bene e conquista anche chi non sentiva proprio il bisogno dell’ennesimo risveglio dinografico.

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