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Merda® come se piovesse

Giorgio Canali & Rossofuoco

Emilia Parallela

Il problema di questi tempi storti è che la gente parla, parla, parla e non smette mai, anche se ha perso le parole. Per questo Giorgio Canali è sempre così incazzato: deve essere qualcosa che ha a che fare con il disagio che ti sale dentro nell’affrontare il mestiere di campare in un mondo del genere, a maggior ragione se sei uno che entra in studio solo quando sente di aver qualcosa da dire, quando hai voglia te e non quando vogliono gli altri. Uno che altrimenti sta zitto.

E zitto, l’ex CCCP/CSI c’è stato ben sette anni (se si esclude quel Perle ai Porci, che però era un disco di cover e quindi non vale), un periodo che – vista la velocità a cui frullano le opinioni al giorno d’oggi – sarebbe più che sufficiente a dimenticarci dove eravamo rimasti. Ma Giorgio Canali non è il tipo che perde il filo del discorso facilmente e, infatti, riparte esattamente da dove ci aveva lasciato, ovvero da uno dei versi della traccia di chiusura di Rojo («come se avessimo bisogno di un'altra canzone di merda con la pioggia dentro»).

Poi va da sé che, nel frattempo, non è che le cose siano migliorate. Anzi: lo schifo non ha fatto che accumularsi lungo i bordi delle nostre strade, fino a tracimare nella carreggiata al primo accenno di maltempo. Allora le canzoni di merda con la pioggia dentro son diventate undici e hanno riempito un disco che – senza particolari sussulti né sorprese – risulta crudo e sarcastico ai soliti, estremi livelli, cinico, disilluso e spiazzante come e più di prima.

Così quell’Emilia che per Ferretti era stata paranoica e con Zamboni si era trasformata in parabolica, diventa ora prima paracula e poi paralitica nel giro di due versi, ma soprattutto costantemente parallela fin dal titolo, specchio di un paese alla frutta che non ha nemmeno la lungimiranza di rendersene conto, fatto di gente evidentemente distrutta e consumata, ma ancora convinta che è un po’ che non s’annoia.

Insomma.

A sentir qua, la speranza per un futuro migliore ha preso ormai stabilmente residenza su un altro pianeta. Su questo, al momento, quello che riecheggia è il grido pungente e spinoso di un sessantenne scavato e smunto, eppure mai domo.

Qualcuno pensa sia una sorta di denuncia. Magari è solo una terapia.

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