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Gli anni d’oro del soft porn italiano

Desire

Tears from Heaven

Pur di trovare una scusa per ritardare l’uscita del nuovo disco dei Chromatics, Johnny Jewel è disposto a qualunque cosa: rischiare di morire alle Hawaii, distruggere tutte le copie fisiche dell’album e registrarlo di nuovo da capo, partecipare alla colonna sonora del nuovo Twin Peaks, dedicarsi a una raccolta solista di temi per la TV, perder tempo a cercare di imbucarsi nel backstage della Paris Fashion Week.

(l’ultima vi mancava? Eppure è successo sul serio)

Per farlo ha addirittura riesumato i suoi Desire (che in fin dei conti sono lui, Nat Walker e Megan Louise, ovvero i Chromatics con alla voce una tipa diversa da Ruth Radelet, ma altrettanto carina – quindi, per il momento, accontentiamoci) e fatto uscire un singolo nuovo di zecca che ha visto la sua première durante la sfilata parigina di Chanel.

Messa così non suona nemmeno malaccio, anche se forse ci siamo fatti prendere un po’ troppo dall’entusiasmo. “Nuovo di zecca” si fa per dire, infatti, visto che Tears from Heavenche no, non è un remake che fa piovere giù dal paradiso tutte le antiche lacrime di Eric Clapton – era già uscita nel 2013 come parte della compilation che faceva da colonna sonora per After Dark 2.

La nuova versione è la chirurgia plastica patinata dell’originale, perfetta appunto per il sogno glitterato di una passerella primavera/estate e impreziosita da un’ammucchiata molto sexy di quei synth retrò che ormai sono un marchio di fabbrica Italians Do It Better™, l’etichetta che il produttore americano ha creato per potersi definitivamente isolare dentro il suo “sogno italiano”: un passato futuristico “italo dream-pop” (più surreale che reale), in cui Moroder sarebbe stato presidente della Repubblica, Milano capitale da bere e Discoring l’unica fonte di (fake) news attendibile.

Un mondo ottimista e disinibito dove Carol Alt aveva ancora meno di quarant’anni, Marina Ripa di Meana era sempre viva e i nostri connazionali, non si sa bene cosa, ma la facevano sul serio meglio di tutti gli altri.

Per ora disponibile solo in versione digitale, tutti ci chiediamo se questa possa essere l’anticipazione di un imminente secondo lavoro della band. Domanda tanto inutile quanto retorica, visto che, come sempre quando si tratta di Johnny Jewel, la risposta è una sola: vai a sapere.

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