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Tess Parks & Anton Newcombe: Please Never Die
Quando siamo insieme non ci annoiamo mai
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Courtney Barnett, Kurt Vile, Vladimir Vladimirovich Nabokov, Asia Argento, Alan McGee, gli Oasis, Keith Richards… questi i personaggi principali di una storia che vede Tess Parks e Anton Newcombe solo come semplici comprimari.

Tess Parks & Anton Newcombe
Please Never Die

Tess Parks e Anton Newcombe sono la versione meno cool di Courtney Barnett e Kurt Vile. O almeno saremmo autorizzati a immaginarli così nel momento in cui Courtney Barnett e Kurt Vile decidessero di impersonare i protagonisti di un remake di Lolita. Nel senso che lui potrebbe essere suo padre.

Ok, allora facciamo uno sforzo di retro-fantascienza e diciamo che Tess Parks e Anton Newcombe avrebbero potuto presentarsi come i Courtney Barnett e Kurt Vile del 1995, se… Se lei fosse stata sbalzata indietro nel tempo con l’obiettivo di cambiare il corso degli eventi, seducendo il padre dello shoegaze psichedelico prima che facesse l’errore più grave della sua vita. Ovvero cadere nelle grinfie di Asia Argento.

Perché sì, come personaggi ci siamo: l’uno non si sa se fascinosamente burbero oppure introverso ai limiti dell’autismo, l’altra deliziosamente trasandata ma spigliata al punto di non mandartele a dire, entrambi molto “slacker” ante-litteram. E invece nel ‘95 erano erano tutti e due “in altre faccende affaccendati”: Tess Parks presa da una qualunque delle attività che riempiono le giornate di una bambina di due anni; Anton Newcombe occupato con un imminente debutto che avrebbe fatto la storia.

Quindi niente: accantoniamo l’idea nel pingue fascicolo delle occasioni perse e accontentiamoci del fatto che la cosa non è stata proprio del tutto archiviata, ma semplicemente rimandata a vent’anni dopo. Vent’anni durante i quali lei ha avuto il tempo di trasferirsi dalla natia Toronto a Londra, lasciar perdere gli iniziali studi di fotografia, diventare la “protégé” di Alan McGee e avere un contratto garantito con la sua Creation Records; lui di mettere in fila qualcosa come diciotto album con i Brian Jonestown Massacre.

Il secondo (probabilmente omonimo) capitolo partorito dalla premiata ditta (all’insegna del “niente di nuovo sotto il fuzz” – drone-rock jam di tre accordi indovinati e ripetuti lentamente all’infinito, su cui cantare con una vocina a metà tra il sexy e l’annoiato) ha avuto una gestazione abbastanza travagliata e la sua data di uscita è in ballo da più di un anno (ultime notizie: 12 Ottobre), al punto che la strana coppietta si è potuta permettere di girare ben due video di Please Never Die, uno più “low-budget” dell’altro. Questo, che vede la Parks ballare strafatta in uno dei peggiori locali di periferia indossando la maglietta che tutti avremmo voluto ai tempi di (What’s The Story) Morning Glory? – a sua volta adattamento brit-pop di una molto più iconica, ma comunque quanto mai attuale in un momento storico come questo, in cui si paventa una certa reunion –; l’altro risalente a svariati mesi fa e probabilmente commissionato a un’agenzia di viaggi, visto che sembra seguire pedissequamente il concept “indovina in quale parte d’America abbiamo girato questa scena”.

Da cui la vera domanda che accompagna tutta questa storia: se esce più di una volta può ancora chiamarsi “singolo”?

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