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Martyn se l'è vista brutta, ma ora sta bene.

Martyn

Manchester

Qualcosa di lontano, incerto, minaccioso. E poi subito centrato nel ritmo, infilato da tastiere metafisiche, da rugiade tecnologiche. È questo pezzo del producer Martyn, che torna in pista con il suo nuovo album Voids. Manchester è pura UK elettronica, deep house rinforzata e imbastardita dalla dubstep, screziata nel garage.

L'olandese Martijn Deykers ha composto questo disco, séguito del precedente The air between the words, nel periodo di ricovero per infarto. Una situazione che segna il suono che viene fuori: uggioso, oscuro, ma mai depresso, sempre energico (verrebbe da dire speranzoso, in relazione alla situazione sanitaria del protagonista, ma non ci spingiamo a tanto). È un suono che sta tra l'osseo, il cerebrale e l'emotivo, con i ritmi quasi ballabili che vivono dentro anfratti della memoria, in cui la parte più importante la fanno i timbri. In cui ci si muove dentro, meno fuori.

Manchester è un bel biglietto da visita di un album che conferma la statura di Martyn, qualora ce ne fosse bisogno. E che ci restituisce un producer che abbiamo rischiato di perdere. In questo, un attestato di salute da accogliere con gioia.

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