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Double Negative Triptych

Non importa essere Vittorio Sgarbi per sapere che, con il termine “trittico”, in genere ci si riferisce a un’opera divisa in tre parti, che tipicamente nasce come decorazione d’altare richiudibile. Esistono trittici dei più svariati materiali: dipinti su tavola, scolpiti direttamente nel legno, oppure in marmo, terracotta, ceramica, avorio e un po’ tutti i materiali preziosi che vi vengono in mente.

Un trittico di video musicali, invece, dovevamo ancora vederlo. Eppure sì, quello presentato dalla Sub Pop (con un’operazione promozionale abbastanza inusuale, che va quasi a strizzare l’occhio all’ormai testata consuetudine di Netflix di far uscire l’intero set di episodi di una stagione nello stesso momento) è a tutti gli effetti una cosa del genere. Nonostante siano opera di registi e direttori della fotografia diversi i tre video, infatti, sono visivamente (e tematicamente) interconnessi. Cuciti trasversalmente da un “fil rouge” (ehm) bianco e nero, i collage allucinati di Quorum e Fly (tra split screen, interferenze e messa a fuoco ballerina) incorniciano simmetricamente il pannello centrale rappresentato da Dancing And Blood che, girato in maniera più pulita, riesce quasi a strapparti un sorriso, nel suo tentativo di portare la lap dance nel magico territorio della terza età.

Aiuta invece molto — essere Vittorio Sgarbi, dico, uno che spesso ne avrebbe un gran bisogno — per sapere che “trittico” è anche il nome volgare che si dà al Trazodone Cloridato, una sostanza psicoattiva della classe della piperazina e delle triazolopiridine, comunemente commercializzata sotto forma di un medicinale ad azione tranquillizzante, ansiolitica e antidepressiva.

Azione che, un tempo, avremmo potuto associare anche alla musica dei Low, pionieri e maestri (vogliamo dire inventori?) del cosiddetto “slow-core”: ballate rallentate, cupe e minimali ma sempre sull’orlo della ninna-nanna, per quanto funerea. Double Negative invece, in arrivo a Settembre, (forse perché di nuovo prodotto da BJ Burton, noto per i suoi lavori nel campo dell’elettronica e dell’hip-hop — Bon Iver, Kanye West, James Blake) ancor più del precedente Ones And Sixes, sembra andare a spaziare in maniera premeditata fuori dalla loro (dis)comfort zone, in territori claustrofobici, inquieti (e inquietanti) dove una paranoia rarefatta fatica a farti dormire sonni tranquilli.

È come se Mimi Parker, Alan Sparhawk e Steve Garrington volessero, per l’ennesima volta, alzare l’asticella e ridefinire il proprio ruolo fino ad arrivare a essere, allo stesso tempo, la patologia e la cura.

Provare per credere, a vostro rischio e pericolo: qui ci sono tre compresse a rilascio prolungato e un foglietto illustrativo di quasi 15 minuti da consultare con attenzione.

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