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Anti-Flag: Trouble Follows Me
Incontri poco raccomandabili sotto un cavalcavia
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Cori da cantare dal vivo e la giusta dose di rabbia sociale (nell’ordine che preferite).

Anti-Flag
Trouble Follows Me

Ammettiamolo: oggi una nuova (buona) canzone non cambierà la (buona) carriera ultra-ventennale degli Anti-Flag o le sorti della scena punk in generale.

Quel che può realisticamente fare un pezzo gradevole come questo, però, è stampare un sorriso sulla faccia di chi la ascolta, e magari fargli urlare “Woo-oh-oh! Woo-oh-oh!”.

La dote degli Anti-Flag è proprio questa: riuscire a scrivere una canzone che, nel 2018, inizi con «Alright / Here We Go!» e che, entro dieci secondi dalla prima pressione del tasto “play”, ti faccia canticchiare e battere il piede. Non è cosa da tutti, ma Justin Sane ha un tocco magico per il punk canticchiabile e, a quarantacinque anni, sa ancora come si scrive un brano vincente di tre minuti, trovando ancora dentro di sé – o nel manuale dei “trucchi” – quell’obbligatoria rabbia sociale da convogliare nel testo.

Il video – diretto da Alexey Makhov e filmato a Bratislava durante il recente tour europeo, in supporto al nuovo disco American Fall – non è niente di rivoluzionario: c’è la band che suona dal vivo, ci sono un po’ di primi piani dei fan slovacchi, ci sono molti graffiti moderni (insomma: anti-Trump). Però, proprio come la canzone, mette di buon umore e lascia inconsciamente la sensazione di aver fatto un po’ di sana protesta sociale (quella buona per le bacheche di Facebook).

Trouble…, ai concerti, farà sicuramente sfracelli, fra cori e pogo. Sfogatevi anche un po’ a casa, quando serve.

Paolo Bianco
Paolo Bianco

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