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Ragazzi acqua e sapone

HMLTD

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HMLTD starebbe per "Happy Meal Ltd.". E qui finisce la parte che possono ascoltare anche i bambini.

A voler essere precisi, fino poco tempo fa gli HMLTD si chiamavano sul serio Happy Meal Ltd. Quando però si son palesati i legali di McDonald's, e hanno espresso tutte le loro perplessità sulla reale efficacia di nome del genere in relazione al target di pubblico cui il gruppo si voleva rivolgere, i ragazzi hanno acconsentito a sostituirlo con il suo codice fiscale.

Brutta storia. E i particolari scabrosi non faranno che aumentare andando avanti. La buona notizia è che, messi a letto i piccoli, possiamo ufficialmente uscire dalla fascia protetta e sguazzare nel torbido felici come dei porcellini prima del macello.

Formatasi nel 2016 a seguito dell'adunata in quel di South London di un manipolo di sbandati provenienti da ogni dove (Grecia, Parigi, Devon rurale e qualche altro posto sconosciuto anche a Google Maps), in meno di due anni la band inglese è già entrata nella Top 100 Cool List di Dazed, oltre a essersi guadagnata etichette entusiastiche come “the UK’s most thrilling new act” (NME) o “the real fucking deal” (Loud and Quiet).

La rapidità della scalata fa supporre sia avvenuta solo in minima parte grazie alla musica e alle canzoni, ma più che altro per merito di un ambaradan carnascialesco fatto di assurdi outfit "gender fluid", filmati grotteschi e disturbanti, performance live a tema e scenografie dedicate per ogni concerto (un B-movie horror, il Monte Olimpo con tutta la schiera degli dei greci, il Paradiso completo di nuvole fatte di ovatta e bambole gonfiabili volanti nel ruolo di cherubini che distribuiscono rossetti e mascara).

Insomma, immaginatevi Ziggy Stardust che se la fa con Peaches mentre Annie Lennox e Boy George guardano ammiccanti, i Prodigy che suonano una cover neo-romantic dei Frankie Goes to Hollywood, un triangolo erotico tra i Bauhaus, Skrillex e Billy Idol con Prince che scatta foto di nascosto e le mette online a loro insaputa. Il tutto in mezzo a una sfilata di Gucci.

Parodie a parte, visto l'imminente Pride e le polemiche che come ogni anno ha già suscitato, il tentativo di affrontare in maniera così diretta tematiche delicate legate all'universo LGBT è comunque da apprezzare. Peccato che provenga da una band i cui componenti sono tutti dichiaratamente etero, lasciando a molti un retrogusto di dubbio: è la prova che la questione è finalmente uscita dalla sua nicchia o solo un maldestro tentativo di cavalcarne l'hype da parte di chi non sa bene di cosa stiamo parlando?

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