Beth Orton & The Chemical Brothers: I Never Asked to Be your Mountain - Recensione e video su HVSR.net
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Questa poi la metto ne 'I Fratelli Karamazov'

Beth Orton & The Chemical Brothers

I Never Asked to Be your Mountain

Ci sono casi in cui la bellezza (o la bruttezza) di una canzone viene oscurata dalla storia che l’accompagna. Specie se la storia che l’accompagna è la sua cartella stampa.

I Never Asked to Be your Mountain, cover dell’omonimo pezzo di Tim Buckley (1967), è un divertissement che Beth Orton e i Chemical Brothers incisero una ventina d’anni fa. Lei era nella fase di Central Reservation e i Chems avevano appena pubblicato Dig Your Own Hole. Si sa: quando c'è stima, e ci si incontra sovente nelle retrovie del music business, capita di strimpellare qualcosa insieme. E poi Beth aveva già lavorato con i due fratelli chimici.

Ma che fine aveva fatto, dunque, questa cover? Niente: era stata abbandonata, come spesso accade. Ecco però che, vent’anni più tardi (e qui comincia la narrativa eccezionale), Beth ritrova casualmente la canzone «quando mi è caduta da una copia mai letta di Guerra e Pace». Il CD si è sfilato dal volume. Una perla vomitata da Tolstoj.

Il pezzo, come si presenta, è esattamente quello inciso allora, agli Orinoco Studios di Londra. Nessun ritocco, nessun missaggio – e si sente. Soprattutto, è un esperimento riuscito e che dona una nuova e interessante vita psichedelica a un brano non molto noto, ma che costituisce l’ossatura del repertorio di Tim Buckley. Un pezzo dalla storia bella e drammatica, che canterà anche suo figlio Jeff. Ma non ci dilungheremo su questo.

Guarda caso, questo singolo è anche la prima uscita della nuova etichetta della Orton, la Lost Leaves, con cui pubblicherà altro materiale inedito degli ultimi venticinque anni.

C'è da augurarsi che Beth abbia una nutrita biblioteca.

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