Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

storie

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Beth Orton & The Chemical Brothers: I Never Asked to Be your Mountain
Questa poi la metto ne 'I Fratelli Karamazov'
↤ Tracce

Storia di un demo pubblicato vent’anni dopo.

Beth Orton & The Chemical Brothers
I Never Asked to Be your Mountain

Ci sono casi in cui la bellezza (o la bruttezza) di una canzone viene oscurata dalla storia che l’accompagna. Specie se la storia che l’accompagna è la sua cartella stampa.

I Never Asked to Be your Mountain, cover dell’omonimo pezzo di Tim Buckley (1967), è un divertissement che Beth Orton e i Chemical Brothers incisero una ventina d’anni fa. Lei era nella fase di Central Reservation e i Chems avevano appena pubblicato Dig Your Own Hole. Si sa: quando c’è stima, e ci si incontra sovente nelle retrovie del music business, capita di strimpellare qualcosa insieme. E poi Beth aveva già lavorato con i due fratelli chimici.

Ma che fine aveva fatto, dunque, questa cover? Niente: era stata abbandonata, come spesso accade. Ecco però che, vent’anni più tardi (e qui comincia la narrativa eccezionale), Beth ritrova casualmente la canzone «quando mi è caduta da una copia mai letta di Guerra e Pace». Il CD si è sfilato dal volume. Una perla vomitata da Tolstoj.

Il pezzo, come si presenta, è esattamente quello inciso allora, agli Orinoco Studios di Londra. Nessun ritocco, nessun missaggio – e si sente. Soprattutto, è un esperimento riuscito e che dona una nuova e interessante vita psichedelica a un brano non molto noto, ma che costituisce l’ossatura del repertorio di Tim Buckley. Un pezzo dalla storia bella e drammatica, che canterà anche suo figlio Jeff. Ma non ci dilungheremo su questo.

Guarda caso, questo singolo è anche la prima uscita della nuova etichetta della Orton, la Lost Leaves, con cui pubblicherà altro materiale inedito degli ultimi venticinque anni.

C’è da augurarsi che Beth abbia una nutrita biblioteca.

Se ti è piaciuta questa traccia, questa recensione o entrambe, perchè non condividere sui social?

 

Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

E se ti abbonassi?
Pensiamo che un altro giornalismo musicale, non basato esclusivamente su news copia-e-incolla e comunicati stampa travestiti da articoli, sia possibile. Noi, almeno, ci proviamo. Per questo in molti hanno scelto di sostenerci: perchè non lo fai anche tu?
.