Reef: My Sweet Love
«Sheryl, datti una mossa col trucco!»
 
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Il rock da classifica, anche se le classifiche non contano (quasi) più niente.

Reef
My Sweet Love

Angelo Mora
Angelo Mora

La scena rock britannica degli anni ’90 era davvero fertile: magari uno si ricorda bene solamente Oasis, Blur, Verve e compagnia, ma poi peschi dei Reef a caso e ti viene in mente – cioè: lo leggi su Wikipedia – che nel 1997 il loro secondo album, Glow, debuttò direttamente al primo posto della classifica d’Oltremanica. Il che, se non altro, voleva dire vendere un numero di copie considerevole.

La band di Glastonbury fu fondamentalmente una meteora, ad alti livelli di popolarità; tuttavia, vanta venticinque anni di carriera sempre dignitosa (compreso un temporaneo scioglimento fra il 2003 e il 2010). L’ultimo lavoro risale al 2000, ma a maggio arriverà il nuovo Revelation: un disco già anticipato da un paio di brani, fra cui questa bella ballata (si dice ancora “ballata”? Uhm…).

My Sweet Love apparteneva al loro repertorio live da un po’ di tempo, ma qui la troviamo in versione singolone con Sheryl Crow in veste di ospite speciale. Riassumendo: un gruppo inglese – il cui suono “storico” era più o meno un incrocio fra i Black Crowes e la voce degli AC/DC macchiata di soul – incide un pezzo sfacciatamente alla Rod Stewart con una nota popstar/rockstar (decidete voi) americana. Confusi? Ma no: it’s only rock’n’roll, come diceva Beniamino Gigli.

Certo è che, vent’anni fa, una canzone così avrebbe proiettato i Reef prima su MTV e tutte le radio che contano, quindi in tutti i negozi di dischi del mondo occidentale e, infine, a casa di molti di noi. Nel 2018 due di queste quattro cose non esistono più, in pratica.

P.S.: sì, claro: a loro volta i Black Crowes s’ispiravano a Rolling Stones e Faces, per cui il cerchio si chiude. Forse.

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