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Manic Street Preachers: Liverpool Revisited
Live on BBC
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Malinconia Internazionale (Justice for the 96).

Manic Street Preachers
Liverpool Revisited

Apro l’archivio mentale denominato “Manic Street Preachers” e vedo due istantanee: Richey Edwards che balla in stato di trance in un camerino e James Dean Bradfield che separa il bianco e il rosso delle uova, in modo magistrale, durante un programma di cucina. Frammenti di televisione di un’ex adolescente.

Quando esordì con Generation Terrorist nel 1992, la band aveva un unico traguardo: vendere sedici milioni di dischi, e poi sparire. In parte è successo; solo che ne è sparito solo uno.

E i milioni di copie? Siamo a una decina, spalmati su trent’anni di carriera. Richey, a oggi, non è mai tornato.

I Manics sono a tutti gli effetti dei sopravvissuti. Sopravvissuti al loro chitarrista, agli anni ‘90, al Brit Pop, e alla loro stessa rabbia. Così apparentemente e ostinatamente uguali a se stessi, hanno invece attraversato almeno quattro fasi, da quella più anarcho punk a quella più pop (che non necessariamente coincideva con “successo”). A far da filo conduttore, le parole e le chitarre di Bradfield, un John Belushi moderato che non ha mai concesso mezzo dito al glamour. Soprattutto, un colto e discreto analista, sensibile a tutta una serie di eventi: il sacrificio dei partigiani gallesi nella Guerra civile spagnola, la morte suicida di un fotografo in Africa, i dissesti climatici, la depressione. E così via.

Resisting Is Futile, tredicesimo album in uscita ora, rispecchia stilemi e strutture “very classic Manic”. Liverpool Revisited, il nuovo singolo, è una ferita aperta di nome Hillsborough. Nell’aprile del 1989, durante una semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, novantasei persone persero la vita allo stadio di Sheffield, schiacciate e soffocate contro pareti e recinzioni (la tifoseria del Liverpool, oltretutto, fu oltraggiata dai tabloid nazionali nei giorni seguenti la strage). Quella stessa sera, i Manics suonavano proprio a Liverpool. È il bassista Nicky Wire, a firmare il pezzo; anche lui è sensibile a certe cose.

Essere tristi senza suonare tristi: questa è la grande lezione dei Manics.

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