Graveyard: Please Don't
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Hard rock da manuale (ma non è necessariamente una cosa buona).

Graveyard
Please Don't

Angelo Mora
Angelo Mora

«Come sapete, abbiamo viaggiato parecchio ultimamente. In molti modi e a molti livelli. La cosa positiva è che ci siamo portati dietro molte cose per tutti voi. Questo è il primo souvenir dal viaggio per Peace», affermano i Graveyard a proposito del nuovo album – Peace, appunto – che la Nuclear Blast pubblicherà maggio e anticipato la settimana scorsa da questo singolo.

A che cosa alludono, parlando di “viaggi multipli”? Alle droghe psicotrope? Al tappeto volante? Oppure il disco sarà un concept incentrato sulle differenze di prestazioni e servizi fra Frecciarossa e Italo? Perdonate l’ironia da quattro soldi, ma d’altra parte abbiamo a che fare con un gruppo che, nel settembre del 2016, comunicò il proprio scioglimento. Per poi annunciare la, ehm, reunion a gennaio 2017.

Per il resto, i Graveyard sono fra i migliori esponenti del retro-hard rock degli ultimi dieci anni. Fanno sempre la stessa canzone (copiata), ma sostanzialmente la fanno bene e con le facce giuste. Questo, ai giorni nostri, gli è più che sufficiente per vantare discrete vendite e una cosiddetta fanbase più o meno consistente. Sono credibili, insomma.

A meno che abbiano intenzione di sciogliersi e riformarsi ancora nel giro di cinque mesi.

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