Beach House: Dark Spring
Trova il terzo incomodo
 
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Come ringiovanire abbandonando le certezze.

Beach House
Dark Spring

C’è un preciso momento in cui i Beach House hanno smesso di essere “solo” una band che ha portato il dream pop a nuovi standard, e varcato la soglia della “coolness”: quel pomeriggio del 2010 in cui Jay-Z e Beyoncé venivano immortalati con gli occhi saldamente puntati su di loro al festival di Coachella.

D’altra parte, quello era il periodo del loro osannatissimo album Teen Dream.

Arrivati al settimo lavoro in studio, cripticamente intitolato 7 e in uscita a maggio (su Sub Pop/Bella Union), i due sognatori sintetici di Baltimora mantengono quel sentore costante di spinetta, organetto e funghi magici, concedendosi però divagazioni un po’ più ruspanti.

Ne è un buon esempio Dark Spring, terzo singolo dell’album in arrivo, che riserva una sorpresa già fin dall’inizio; nel senso che sembra di sentire No Cars Go degli Arcade Fire. Ma è un dettaglio irrilevante perché poi, quando il pezzo incalza, si sente di che pasta è fatto.

Ci sono addirittura delle chitarre stridenti.

Si legge nel comunicato stampa che 7 è il disco “del nuovo approccio alla creazione, e del ringiovanimento”. Qualsiasi cosa questo voglia dire, se il resto si mantiene al livello di questo brano e dei precedenti Lemon Glow e Dive (che, se lo sentisse Sofia Coppola, ci farebbe sopra un film), il risultato sarà molto apprezzabile. Anche per chi, come la scrivente, non ha esattamente un debole per il dream pop.

Un dettaglio non indifferente: il video è bellissimo.

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