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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Årabrot: Sinnerman
La grande speranza bianca
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Raffinatezze spirituali scandinave.

Årabrot
Sinnerman

Questa è stata una settimana importante, per gli Årabrot: giovedì hanno suonato al Roadburn, in Olanda, obbligatorio appuntamento annuale per i fanatici di certe sonorità rumorose ma occasionalmente cerebrali (il festival nacque come celebrazione dello stoner rock, ma negli anni ha abbracciato altri sottogeneri).

Nel corso della manifestazione è stato anche proiettato il documentario Cocks and Crosses, che mostra il leader della band Kjetil Nernes alle prese con la lavorazione del pregevole The Gospel e, soprattutto, con la diagnosi di un cancro alla gola (nel frattempo debellato).

Ieri, in occasione del Record Store Day, è uscito il loro nuovo singolo (che anticipa l’album Who Do You Love, in arrivo a settembre): un noto “spiritual” già interpretato da diversi artisti e reso ancor più famoso in particolare dalla lunga versione registrata da Nina Simone nel 1965.

Gli Årabrot l’affrontano con l’angoscia di Ian Curtis, la marzialità dei Death In June e la raffinatezza del miglior Nick Cave: accostamenti altisonanti ma non blasfemi, considerando la caratura artistica che va sempre più acquisendo il gruppo norvegese (attivo dal 2001).

Insomma, ci sono tutte le premesse per un imminente salto dall’underground a una dimensione pur sempre di nicchia/culto, ma che garantisca una visibilità maggiore e – perché no? – pure qualche riscontro commerciale in più. Ci auguriamo solo che siano le loro canzoni, a fare eventualmente la vera differenza.

Angelo Mora
Angelo Mora

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