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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Shame: Lampoon
San Siro, 31 Agosto 1997, Inter-Brescia 2-1: Francesco Moriero bacia lo scarpino del "Chino" Recoba

Vent’anni e non sentirli.

Questi son ragazzini di vent’anni che ancora non erano entrati in sala di registrazione e già avevano addosso una confezione intera di etichette che andava da “the UK’s most exhilarating/exciting new band” a “a gang of beautiful young British misanthropes”, passando per “the shouty south Londoners that go crazy on stage”.

Riassumendo: qualche fortunato aveva sentito il demo e c’era rimasto sotto, qualcun altro aveva avuto modo di intervistarli e c’era rimasto sotto e un branco di più coraggiosi li aveva visti dal vivo e… c’era rimasta sotto.

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Gli Shame non si sono scomposti e dallo studio di registrazione ci sono usciti con Songs Of Praise, una piccola bomba di post-punk raffinatissimo – ovvero grezzo con gusto – che non fa che peggiorare le cose. In termini di gente che rischia di rimanerci sotto, intendo.

Una manciata di pezzi stretti contro natura gli uni accanto agli altri, pronti a esplodere senza avvertirti prima e impacchettati bene attorno a testi inzuppati in un cocktail da hangover duro (¼ vodka, ¼ disagio adolescenziale, ¼ veleno e ¼ sarcasmo), un cantante che mischia la vena socio-politica di un Jarvis Cocker di periferia annoiato e disilluso con il predicare arido, squallido e desolato del primo Nick Cave e una band che fa del rifiutare qualsiasi posa la propria posa, ma poi suona come come i Fall e i Gang Of Four più incazzati. Insomma gli ingredienti per gridare alla “next big thing” ci sono tutti e probabilmente a ragione.

Come sempre, il tempo calerà la sua sentenza e ci dirà se e quanto “next” e “big” sarà la faccenda in questione; intanto questi piccoli bulli, cresciuti sui soppalchi del Queen’s Head Pub con i Fat White Family a recitare la parte della balia, hanno fatto irruzione nella stanza del “rock con le chitarre” inglese, buttando giù il muro con un manifesto audace, risoluto e che alza di un bel po’ l’asticella per tutti i prossimi gruppetti che vorranno sul serio fare il botto con il loro primo disco.

Lampoon è il terzo singolo estratto dall’album e il suo video fatto in casa a costo zero vorrebbe catturare un’istantanea della follia, on stage e backstage, loro ultimo tour nordamericano.

Non ci riesce minimamente, sostiene chi è stato presente.

E c’è rimasto sotto.

Shame 

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