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Måneskin

Morirò Da Re

I Måneskin erano una band ancor prima di X Factor, seppur da poco. X Factor è un programma televisivo DI INTRATTENIMENTO, ancor prima che un programma DI MUSICA; una puntualizzazione obbligatoria.

Dopo un EP d’ordinanza (Chosen), che conteneva le cover eseguite nel corso del programma e due inediti, arriva Morirò Da Re, il primo brano in lingua italiana. Sì, perché gli inediti dei Måneskin, fino a questo momento, sono stati in inglese. O meglio, un po’ inglese, un po’ dobbelibombom dobombom bom yooo yeeeah follow me. Questo singolo anticipa un album che arriverà, forse, entro Natale. Un pezzo che, se possibile, è la sintesi delle loro cover e dei loro due inediti. C’è della perversione in tutto questo: copiare da se stessi, ma anche da altri pezzi coverizzati.

I Måneskin sono fuori tempo su più livelli; li ascolti e ti chiedi se i Red Hot Chili Peppers – anzi, i REDDÓT, come dice il chitarrista, coatto ma consapevole – avessero fatto dei figli illegittimi con i Negrita, solo con canzoni un po’ più bruttine. Ma poi vedi anche che sanno stare su un palco (tra l'altro, senza le scenografie di Luca Tommassini: cosa non scontata). Dunque, poco più di una cover band, non dilettante, con zero album all'attivo e un'offerta genericamente rock anni '90. Con la solita chitarrina funky, il solito basso elementare, i soliti due accordi, le tonsille abrasive di Damiano David.

Ciononostante, ed è questa la cosa stupefacente, sono percepiti come una ventata di freschezza. Nuovi, sfacciati, trasgressivi. “Quello di cui l’Italia aveva bisogno”, manco fossero una legge elettorale. Il motivo per cui questo succede è molto semplice: siamo entrati in quella sgradevole fase della nostalgia in cui è “rock” qualsiasi cosa sia vagamente associabile a una trasgressione. Una voce roca, una chiappa di fuori, una canotta a rete, un labbro leporino, un ex giocatore di rugby che gioca a fare la drag queen, avvitandosi su un palo e solleticando inconfessabili ardori femminili. («Mai visto un palo in vita mia prima di X Factor», parole di Damiano).

C’è qualcosa di male, in tutto questo?

Certo.

Ma i sold-out si sprecano, le date raddoppiano, i dischi di platino volano, gli spot si moltiplicano, il registratore di cassa esplode. I Måneskin hanno in media diciott'anni, e ora si godono il party. In sintesi, il problema siamo noi, non loro: noi che confondiamo il rock con la "pole dance".

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