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Hai detto scorpioni o droni?

Dylan Carlson

Scorpions In Their Mouths

Immaginate a un certo punto di fare una musica così ridotta allo zero, così povera di intenzioni da dare fastidio anche ai nostalgici del punk da tre accordi. Immaginate, anzi, una musica che a confronto il punk stesso è progressive.

Immaginate, stringendo, che abbiate acquistato una chitarra elettrica dopo una sola lezione, e abbiate un sacco di amplificatori e tutto il volume del mondo a vostra disposizione, ma che dei tre accordi di cui sopra vi interessi nulla.

Dylan Carlson suona più o meno così, cioè come suonerebbe un amante di doom-noise-punk chiuso in una stanza con qualche demone. Solo che i demoni sono lenti e a infiacchirli c’è una coltre enorme di rumore tra un accordo e l’altro: una palude tutta sludge e santini di Tony Iommi, con gli indicatori del volume tutti sul rosso.

Il leader degli Earth, tra i padri del drone metal (ultimamente più a vocazione "psych"), tira fuori un pezzo che ha il solito titolo western specialità-della-casa, che disegna piccole traiettorie blues mentre tutt’attorno ci sono muri grattugiati di sporco elettrico.

Una canzone che sta in quella piccola regione dove, tra un accordo e l’altro, silenzio e distorsione più si assomigliano.

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