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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Unknown Mortal Orchestra: American Guilt
Ruban Nielson, travestito da Bono Vox, sta per cibarsi dei resti marci del r’n’r
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Rock’n’roll restyling.

Unknown Mortal Orchestra
American Guilt

Ruban Nielson mi è sempre sembrato uno di quegli artigiani talentuosi assoldati dalle major del design industriale per dare quel certo “non so che” alla loro noiosa produzione seriale.

Una cura certosina dei dettagli sonori e un ossessivo lavoro di cesello sugli incastri tra le parti, messi in pratica con perizia estrema e il ben preciso obiettivo aziendale di ridare lustro e un certo tocco di attualità a generi musicali comunemente considerati stantii e appannati: questo lo scopo della sua consulenza, diligentemente depositato tra gli schedari del responsabile risorse umane.

Ecco, a sentire American Guilt, pare che stavolta la terapia sia toccata a un mostro sacro che ricorsivamente – da tempo immemore, ormai – tutti danno per morto un anno sì e l’altro pure. Le sue parole confermano il sospetto, senza lasciare spazio a troppi fraintendimenti: «In maniera un po’ perversa ho voluto cimentarmi con questa cosa chiamata ‘musica rock’ e invitare la gente a sentire come un morto vivente del genere suonerebbe nell’universo degli UMO».

E bisogna dire che di rock – in tutto e per tutto – si tratta: grezzo, ruvido e diretto, con gli strumenti che hanno dei suoni così compressi da sembrare usciti dalla radiolina con cui mio papà ascoltava Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto ai tempi di Boninsegna, se non addirittura da quella con cui mio nonno comunicava con gli altri partigiani a cavallo della Linea Gotica.

Ad accompagnarlo, lo splendido video animato diretto da Greg Sharp che, grazie alla sua lenta carrellata sulla monnezza con cui il nostro consumismo sta uccidendo questo mondo (vecchi vestiti lisi, panini masticati a metà, giornaletti porno, giocattoli dismessi, valigette piene di soldi sporchi e chi più ne ha più ne metta), ci ricorda che un giorno o l’altro dovremo pagare per tutto ciò. Anche solo per il fatto che a breve arriva la prima rata della TARI.

Sex & Food esce il prossimo Aprile su Jagjaguwar e, se tutto il resto del disco della band neozelandese sarà appagante per l’udito quanto il titolo lo è per gli altri sensi, direi che siamo a posto. In fin dei conti il rock ce lo mette, a modo suo, questo primo singolo e così “sex, food & r’n’r” si candida già al ruolo di ineluttabile, santissima trinità del nuovo millennio.

Sì, perché, dopotutto, cos’è il cibo, se non una droga a tutti gli effetti?

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