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The Decemberists

Severed

Quella cosa del secondo album la sapete tutti, no? Intendo quell’assunto ormai canonizzato dalla critica internazionale secondo cui, per una band emergente, fare il botto con il primo disco è relativamente semplice, ma poi il casino arriva quando devi confermarti con il successivo. È fondamentalmente la semplificazione editoriale di quella situazione di stallo in cui ti impantani di fronte a un bivio abbastanza classico: calcare un terreno ben battuto, cercando di raffinare il tuo stile, o uscire dalla sicurezza di una "comfort zone" e gettarsi nel vuoto senza paracadute?

Ecco, i Decemberists sembra che siano arrivati a questa variante del famoso dubbio amletico con l’imminente I’ll Be Your Girl, ovvero con sette album di ritardo. Dopo aver passato più di quindici anni nelle vesti di alfieri di quell’indie barbuto che mischiava il folk più puro con elementi brit-pop, spuntato all’alba del nuovo millennio nei boschi del Nord America, eccoli che all’improvviso decidono di mandare tutto in vacca.

Tanti saluti al vecchio produttore hipster Tucker Martin e un caloroso benvenuto al più tamarretto John Congleton, chitarre acustiche chiuse a chiave nello sgabuzzino e tutti sulla porta di casa in attesa del corriere UPS che dovrebbe consegnare in giornata un set completo di sintetizzatori acquistato su Amazon Prime. Spedizione gratuita.

La galoppata electro-pop che si materializza nel primo singolo Severed (i Roxy Music che provano a suonare i Joy Division, ovvero i New Order), insieme al suo testo che scimmiotta la retorica autocratica della campagna elettorale trumpiana e al suo video (tanto caotico quanto psichedelico, grazie al notevole lavoro di collage animato di Morgan Gruer), è il primo esempio di questa nuova veste dei cinque di Portland e lascerà i vecchi fan, nella migliore delle ipotesi, almeno un po’ interdetti.

Per fortuna di Colin Meloy e soci, siamo usciti da quell’era in cui dovevi per forza scegliere – nel momento in cui mettevi le mani su dei synth – se essere gli Ace Of Base o i Nine Inch Nails: oggi puoi permetterti di posizionarti senza vergogna su una qualunque delle cinquanta sfumature che stanno nel mezzo, e quindi anche un comunicato stampa confuso e surreale, che recita «we look at our future with exuberant nihilism: an apocalyptic dance party was what we envisioned», assume connotati meno psicotici.

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