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Aaron Bruno, col sedere per terra

Awolnation

Miracle Man

Fa simpatia il fatto che nessuno abbia troppa simpatia per Aaron Bruno, il quarantenne di quasi Los Angeles che è il cantante chitarrista bassista tastierista batterista e ovviamente autore attorno al quale ruotano gli Awolnation – e ruotano vorticosamente. In tredici, in meno di dieci anni, hanno tentato di far parte del gruppo, ma solo tre sono oggi al suo fianco in una band che ha la non comune caratteristica di essere guardata con freddezza sia da Billboard che da Rolling Stone (Usa) che da Pitchfork, che a dirla tutta pare decisa a negare la sua esistenza.

Eppure Sail, il brano del debutto, conta su Spotify la spettacolare cifra di 369 milioni di ascolti, e stiamo parlando di un brano uscito nel 2011 quando Spotify negli Usa stava giusto per partire. A un mese dalla pubblicazione, Miracle Man viaggia sul mezzo milione, ed è il peggior risultato mai ottenuto da uno dei loro singoli. Vero che uscire a metà dicembre non porta una grande esposizione, ma la sensazione che l'ambientino della musica abbia decretato la Nickelbackizzazione del gruppo è forte (... e in fondo anche abbastanza divertente. Se non siete i Nickelbackizzati, ovviamente).

Che sia una punizione per il successo iniziale? Oppure semplicemente i fan della megahit non avevano capito che si trattava di una rock band, e quando lo hanno scoperto sono fuggiti ricolmi d'orrore? Al nostro uomo la cosa non pare importare: continua a tirare mazzate elettrorock senza troppa sottigliezza e garantisce «I’m comfortable with who I am – I’m comfortable with my cynical stance».

La sensazione è che un qualche uomo dei miracoli, magari un produttore, gli farebbe comodo – però onestamente in giro si sente di molto peggio.

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