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Tutto stava andando bene, poi qualcuno in platea chiese un parere su 'In Utero'

Andrew W.K.

Music Is Worth Living For

Qualche anno fa Mickey Rourke rischiò di vincere un tardivo Oscar per un film su un reduce dell'epoca ingenua dello show business: il suo personaggio, Randy "The Ram" Robinson, protagonista di The Wrestler, si lanciava in un famoso, straziante discorso pieno di nostalgia per l'edonismo reaganiano e rancore nei confronti del nichilismo Cobainiano.

Ebbene, all'inizio di questo secolo il ventidueenne Andrew W.K. apparve da subito come un reduce malgrado la giovane età: lontano anni luce dalle tante sfumature di fighettismi disincantati (Strokes, Libertines) o dalle ancora più numerose sfumature di mogio (Radiohead, Coldplay) che si preparavano a seppellire il rock e la restante voglia di usarlo per divertirsi, nel 2001 il vigorone venuto dal Michigan pubblicò un album fragoroso e tonto intitolato I Get Wet, ispirato a un presunto "diritto a divertirsi" che qualche anno prima aveva pur sempre consacrato i Beastie Boys.

Riff sparati a palla, note in maggiore a profusione, arrangiamenti di grana grossissima e titoli inequivocabili: il manifesto Party Hard, It's Time To Party, We Want Fun, Fun Night e l'incontenibile pogata di Party Til You Puke. Sepolto dal disprezzo segamentalista di Pitchfork, il disco cozzò anche contro i nuovi dogmi sonori provenienti da Brooklyn: «Mi dissero che non bisognava mettere tastiere, suonavano commerciali».

Non doveva essere così vero, perché le fortune commerciali del giovane Wilkes-Krier furono molto moderate, cosa che lo portò nei quindici anni successivi a guadagnarsi il pane nei modi più disparati: partnership musicali con gli anime giapponesi (spicca My Little Pony), seminari motivazionali (incentrati sull'importanza di "party & fun"), speaker radiofonico, columnist.

Oggi, dopo che Pitchfork ha fatto una parziale ritrattazione, lo ritroviamo pronto a una nuova crociata, generosa e commovente quanto crapona e prevedibilmente fallimentare, nel nome di un rock animalone da sentire "con gioia e risate", una musica "per la quale vale la pena vivere", "uno sballo glorioso" come un raggio proveniente da Dio medesimo.

Come? Ah, ma sì – certo che è uno scardinato. Ma si diverte un sacco. E malgrado la cosa sia considerata oggettivamente sconveniente, non c'è niente di male.

Per ora.

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