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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Anarchistwood: Bomb In A Luggage Ruck
Tanti fiori e nessuna opera di bene
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Slogan anarchici e cattivo gusto all’inglese: uno dei nostri cocktail preferiti.

Anarchistwood
Bomb In A Luggage Ruck

Non vogliamo spacciarvi gli Anarchistwood per quei geni che, di certo, non sono. A dirla tutta, questa canzone è quello che è (e oltretutto “gira” già da qualche anno). Piuttosto è stato il video trash, girato e pubblicato di recente, che ci ha particolarmente stuzzicato, tanto da approfondire la loro conoscenza.

Senza tirare in ballo precedenti illustri – in un senso o nell’altro – come Crass e Chumbawamba, il gruppo di Londra viene associato all’attuale scena anarcho-punk britannica (ammesso che ne esista ancora una, in effetti).

Loro stessi, a dire il vero, si definiscono semplici “performers”, mentre fan e ascoltatori più o meno casuali si sono impegnati nel descriverli pittorescamente: “psycho-delic-anarchist-techno-velvet-stomp”, “New York Dolls vs. GG Allin (sans faecal projectiles)”, “Like a tongue scraper for the ears. Awesome”. Ancora meglio la testimonianza di chi li ha visti dal vivo, forse: “Brilliant gig – if there’s isn’t blood on the floor at the end of the night, it isn’t a proper gig“.

Non conta tanto che cosa suonino gli Anarchistwood, ma come. E cioè nel modo più oltraggioso possibile, con quel sublime e grottesco tocco di cattivo gusto che solo oltremanica possiedono (e in questo ci ricordano vagamente i dimenticatissimi Anti-Product, in barba alle loro radici americane).

L’importante è esserci e dare fastidio: uno stile di vita.

Angelo Mora
Angelo Mora

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